Castello della Colombaia
Fortezza marittima medievale a difesa del porto di Trapani
Il Castello della Colombaia è una fortezza marittima medievale costruita su un piccolo isolotto a ovest di Trapani, dove per oltre sei secoli ha sorvegliato l'ingresso del porto della città.
Informazioni principali
Tipologia:
Comune:
Castello
Trapani
Area:
Porto
Secondo la tradizione, la prima fortificazione sull'isola sarebbe stata costruita nel 260 a.C. dal generale cartaginese Amilcare Barca, che vi avrebbe edificato una torre nota come Peliade. La fortezza fu profondamente ricostruita nel 1320 per volontà del re Federico III di Sicilia, quando venne realizzata la caratteristica torre ottagonale nell'ambito di un più ampio programma di potenziamento delle difese marittime di Trapani. Nei secoli successivi, con l'espansione del sistema difensivo cittadino, la Colombaia divenne la principale fortezza a controllo dell'accesso via mare a Trapani, affiancando altre opere fortificate come le Mura di Tramontana, il Bastione dell'Impossibile e il Castello di Terra.
Il castello fu ampliato e adattato durante i periodi aragonese e spagnolo per ospitare guarnigioni più numerose e nuove artiglierie, riflettendo l'evoluzione delle tecniche militari. Costruita prevalentemente in pietra calcarea locale, la fortezza è costituita da un recinto irregolare che racchiude un cortile centrale, dominato dalla torre ottagonale. Le mura perimetrali seguono il profilo dell'isolotto, mentre gli ambienti voltati, le strette scale e il bastione rinforzato rivolto verso il mare conservano il carattere di una delle più significative fortificazioni militari medievali della Sicilia.
Dal 1821 al 1965 la fortezza fu adibita a carcere statale, prima di essere abbandonata. Sebbene decenni di esposizione all'ambiente marino ne abbiano compromesso la conservazione, il castello è rimasto uno dei simboli del porto storico di Trapani. Nel 2024 sono stati avviati interventi di restauro nell'ambito del programma PNRR Cultura, con l'obiettivo di conservare il monumento e predisporlo a un futuro utilizzo culturale.

Foto: Andrey Khrobostov