Mura Elimo-Puniche
Antiche fortificazioni della città di Eryx
Le Mura Elimo-Puniche sono le antiche fortificazioni superstiti di Erice, costruite e rafforzate tra il periodo elimo e quello punico per difendere il lato occidentale della città.
Informazioni principali
Tipologia:
Comune:
Fortificazione, sito archeologico
Erice
Area:
Centro storico
La cinta muraria superstite di Erice faceva parte del sistema difensivo dell’antica Eryx, uno dei principali centri degli Elimi della Sicilia occidentale. Le prime fortificazioni risalgono agli inizi del V secolo a.C., quando una possente muraglia di grandi blocchi di pietra racchiudeva la parte settentrionale dell’insediamento sulla sommità.
Le difese furono ampiamente ricostruite tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., quando Eryx era strettamente integrata nella sfera cartaginese. Questa fase è caratterizzata da una muratura più regolare, formata da blocchi rettangolari, alcuni dei quali conservano ancora marchi di cava punici. Le mura furono successivamente riparate e incorporate nelle fortificazioni medievali, mentre la città si espandeva oltre i limiti dell’insediamento antico.
Si conservano circa 800 metri del circuito occidentale, comprendenti Porta Spada, Porta Carmine e Porta Trapani e una serie di torri difensive. Le torri settentrionali conservano consistenti strutture murarie antiche, mentre quelle più a sud sono principalmente medievali. Le indagini archeologiche hanno inoltre individuato i resti di Porta Castellammare e tracce dell’antico circuito orientale.
Le mura mostrano che l’antica Eryx occupava un’area più limitata rispetto alla Erice medievale, concentrata soprattutto nella parte settentrionale della sommità. Il santuario di Venere Ericina sorgeva separatamente sullo sperone roccioso oggi occupato dal Castello di Venere.

Foto: Elymian Atlas
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L’antica città di Eryx
Le mura circondavano l’antica città di Eryx, uno dei principali centri degli Elimi della Sicilia occidentale. Sebbene il monte fosse stato occupato già in precedenza, le testimonianze archeologiche suggeriscono che un insediamento urbano più chiaramente definito si sviluppò tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. Eryx non fu mai una colonia greca, ma i suoi abitanti parteciparono alle più ampie reti del Mediterraneo e adottarono elementi della cultura materiale, della lingua e della monetazione greche, mantenendo allo stesso tempo stretti rapporti con il mondo fenicio e, successivamente, cartaginese.
La città antica non occupava l’intera area dell’odierna Erice. Le ricerche archeologiche e topografiche la collocano principalmente nella parte settentrionale dell’altopiano sommitale, rivolta verso la costa e il porto di Bonagia. Il santuario sul sito dell’attuale Castello di Venere occupava invece uno sperone roccioso separato a sud-est e si trovava al di fuori della principale area abitata.
Questa distinzione tra città e santuario è importante per comprendere le fonti antiche su Eryx. Durante i periodi di guerra, l’insediamento e il santuario potevano essere occupati e difesi indipendentemente.

La costruzione delle mura
Le indagini archeologiche hanno individuato due principali fasi antiche nella costruzione delle fortificazioni.
La prima cinta muraria conservata fu costruita agli inizi del V secolo a.C. I suoi corsi inferiori sono costituiti da blocchi molto grandi e sommariamente lavorati, poggiati su fondazioni di pietre più piccole e irregolari. Gli scavi sotto la Torre 8 hanno portato alla luce una precedente superficie pavimentata e ceramiche databili tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., fornendo elementi utili per la datazione delle prime fortificazioni.
La loro costruzione coincise con un periodo di profondi cambiamenti nella Sicilia occidentale. In seguito agli sconvolgimenti politici verificatisi intorno all’epoca della battaglia di Imera del 480 a.C., diversi insediamenti della regione furono abbandonati, riorganizzati o fortificati. A Eryx, le nuove mura sembrano aver accompagnato lo sviluppo di un centro urbano più strutturato.
Le fortificazioni puniche
Una seconda importante fase costruttiva risale alla fine del IV e agli inizi del III secolo a.C., quando Eryx si trovava saldamente inserita nella sfera d’influenza cartaginese.
Le sezioni appartenenti a questa fase furono costruite con blocchi rettangolari regolari disposti in opus quadratum. Le ceramiche associate ai lavori intorno alla Torre 10 hanno contribuito a datare la ricostruzione intorno agli inizi del III secolo a.C. I segni lasciati da scalpellini punici incisi su alcuni blocchi di pietra forniscono un’ulteriore testimonianza del contesto culturale nel quale furono realizzati questi interventi.
In questo periodo Eryx era un’importante roccaforte fortificata. La monetazione recante la forma punica del nome della città e le testimonianze relative a magistrati di tipo cartaginese indicano quanto profondamente l’insediamento fosse ormai integrato nel mondo politico e culturale punico.
La necropoli di Piano delle Forche
Immediatamente all'esterno della città antica, nei pressi di Porta Trapani, si trova l'area archeologica di Piano delle Forche, dove nel 1969, durante alcuni lavori edilizi, fu scoperta una necropoli punica. Gli scavi, diretti dall'archeologa Anna Maria Bisi, portarono alla luce sepolture databili principalmente tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.
I defunti venivano cremati e i loro resti deposti in contenitori, tra cui anfore sia puniche sia greche. Gli archeologi individuarono anche depositi di cenere e carbone, interpretati come aree utilizzate per la cremazione. I corredi funerari comprendevano ceramiche, lucerne, monete e piccoli recipienti come gli unguentaria, sebbene gli oggetti deposti con i defunti fossero generalmente modesti.
La necropoli fornisce ulteriori testimonianze sull'organizzazione e sui contatti culturali dell'antica Eryx. La sua posizione all'esterno delle fortificazioni riflette la separazione tra l'area funeraria e l'insediamento abitato, mentre la presenza di ceramiche sia puniche sia greche testimonia le più ampie influenze mediterranee già evidenti in altri contesti di Eryx.
Porte e torri
Le fortificazioni meglio conservate si estendono lungo il lato occidentale di Erice, dove il terreno offriva una protezione naturale minore rispetto alle ripide pareti rocciose che difendevano altre parti della sommità.
Lungo questo circuito sono identificabili almeno diciotto torri. Le undici torri settentrionali sono più grandi e conservano murature antiche, mentre le torri più piccole che proseguono verso sud sono principalmente aggiunte medievali. Questa distinzione ha aiutato gli archeologi a ricostruire i probabili limiti della città antica.
Tre porte principali si conservano lungo le mura: Porta Spada, Porta Carmine e Porta Trapani. Le indagini archeologiche hanno inoltre individuato i resti di Porta Castellammare, sul lato settentrionale dell’insediamento. La porta era rivolta verso Castellammare del Golfo ed era collegata a un antico percorso che risaliva il Monte Erice dal versante orientale.
Le porte, le torri e i tratti di mura visibili oggi appartengono quindi a periodi diversi. Murature antiche elime e puniche convivono con estese ricostruzioni medievali e successivi interventi di riparazione.
Pirro attacca Eryx
La solidità delle fortificazioni è illustrata in modo particolarmente vivido da un’antica testimonianza dell’attacco a Eryx condotto da Pirro d’Epiro nel 278 a.C.
Plutarco descrive Eryx come una città fortemente difesa e presidiata da una guarnigione cartaginese. Dopo aver respinto i difensori con il lancio di proiettili, Pirro ordinò di appoggiare delle scale alle mura. Secondo il racconto, il re stesso fu il primo a salire sulle fortificazioni, dove affrontò i difensori in combattimento ravvicinato mentre i suoi soldati lo seguivano.
La città fu infine conquistata. Sebbene il racconto di Plutarco metta in risalto il coraggio personale di Pirro, offre anche una rara descrizione antica di un assalto alle fortificazioni di Eryx quando queste svolgevano ancora la loro funzione difensiva.
Eryx e la prima guerra punica
L’importanza strategica di Eryx divenne particolarmente evidente durante la prima guerra punica tra Roma e Cartagine.
Nel 260 a.C. il comandante cartaginese Amilcare trasferì gran parte della popolazione a Drepanum, l’odierna Trapani, trasformando sempre più il monte in una posizione militare. Durante le fasi finali della guerra, Amilcare Barca si stabilì a Eryx, mentre le forze romane controllavano il santuario sulla sommità.
La possibilità per i due eserciti di occupare separatamente la città e il santuario conferma l’interpretazione archeologica di Eryx come insediamento distinto dal recinto sacro. La resistenza cartaginese nell’area continuò fino alla vittoria navale romana alle Isole Egadi nel 241 a.C., che pose fine alla guerra.
Eryx passò quindi sotto il controllo romano. L’insediamento urbano perse gradualmente importanza, mentre il santuario di Venere Ericina continuò a godere di notevole prestigio in tutto il mondo romano.
Le mura medievali
Le antiche fortificazioni continuarono a influenzare lo sviluppo di Erice molto tempo dopo il declino di Eryx.
Durante il Medioevo l’insediamento si espanse verso sud oltre i limiti della città antica. I tratti esistenti delle mura furono riparati e incorporati in un circuito difensivo più ampio, mentre furono costruite nuove mura e nuove torri. Importanti interventi furono realizzati soprattutto nel XIV secolo.
La differenza è ancora visibile nelle murature conservate. Le torri settentrionali, più grandi, conservano strutture antiche, mentre le torri più piccole verso sud sono associate principalmente all’espansione medievale.
L’area un tempo racchiusa dall’antica Eryx divenne in seguito parte della giudecca, il quartiere ebraico di Monte San Giuliano. Dopo l’espulsione degli ebrei dalla Sicilia nel 1492, gran parte di questo quartiere settentrionale entrò in declino e rimase relativamente poco abitato.
La riscoperta dell’antica Eryx
Le mura hanno avuto un ruolo centrale nei moderni tentativi di comprendere la posizione e l’estensione dell’antica Eryx.
Le indagini archeologiche ebbero inizio nel XIX secolo, con gli studi condotti da Antonino Salinas negli anni Ottanta dell’Ottocento. Jole Bovio Marconi effettuò scavi nel 1957, seguiti da ulteriori indagini condotte da Anna Maria Bisi nel 1967. Nei pressi della Torre 1 fu rinvenuta parte di una stele votiva punica dedicata a Tinnit e Baal Hammon, databile al IV o III secolo a.C.
Nuovi scavi diretti da Salvatore De Vincenzo tra il 2009 e il 2014 hanno permesso di precisare notevolmente la cronologia delle fortificazioni. Le evidenze stratigrafiche e le ceramiche associate alle singole torri hanno contribuito a distinguere la costruzione degli inizi del V secolo a.C. dalla successiva ricostruzione punica e dalle fasi medievali.
Le ricerche hanno inoltre contribuito a stabilire la probabile estensione dell’antica Eryx. Soltanto la parte settentrionale dell’abitato moderno sembra essere appartenuta all’antico insediamento urbano, con la Torre 11 che segna approssimativamente il limite meridionale del tratto occidentale antico ancora conservato.
Il circuito orientale scomparso
Delle mura che un tempo proteggevano il lato orientale di Eryx rimangono tracce molto più limitate.
Recenti ricerche hanno esaminato i resti conservati che si estendono dall’area del Quartiere Spagnolo verso la scomparsa Porta Castellammare. La porta si trovava al termine di un antico percorso che risaliva il versante orientale del Monte Erice dalla valle sottostante.
Una ricerca pubblicata nel 2025 da Gianmarco Girgenti, Fabrizio Avella e Davide Gianluca Abbate ha analizzato questi resti attraverso rilievi, analisi grafiche e ricostruzioni digitali. I tratti settentrionali conservati comprendono murature a secco in pietra calcarea, mentre le sezioni più a sud presentano tecniche costruttive maggiormente confrontabili con le fasi medievali delle fortificazioni occidentali.
Insieme alle mura occidentali, questi resti contribuiscono alla continua ricostruzione dei confini della città antica e dei percorsi che un tempo collegavano Eryx al territorio circostante.
Le mura oggi
Le fortificazioni conservate costituiscono una delle testimonianze visibili più estese dell’antica Eryx.
Interventi di conservazione sono stati effettuati a partire dal XX secolo e, nel 2024, il Comune di Erice ha avviato un nuovo programma di restauro sostenuto da circa 1,94 milioni di euro di finanziamenti PNRR. Il progetto comprende il consolidamento delle strutture murarie, il miglioramento dei percorsi intorno alle mura e nuovi strumenti informativi per i visitatori.
Le mura non costituiscono quindi i resti di un unico periodo. Costruzioni elime, ricostruzioni puniche, ampliamenti medievali e restauri successivi convivono nello stesso complesso, conservando oltre duemila anni di storia difensiva di Erice.
Leggende e mitologia
Esplora i miti, le leggende, il folklore e le antiche tradizioni associate a questo luogo, comprese le storie, le figure e le credenze che ne hanno plasmato l’identità culturale.
Eryx ed Eracle
La mitologia greca associava la città e il monte a Eryx, leggendario sovrano siciliano dal quale si riteneva avessero preso il nome.
Le tradizioni antiche differiscono sulla sua discendenza. Diodoro Siculo descrive Eryx come figlio di Afrodite e di Bute, uno degli Argonauti, mentre altri racconti lo considerano figlio di Poseidone. Era ricordato come un potente sovrano e un formidabile combattente.
Il racconto più noto riguarda l’arrivo in Sicilia di Eracle, che stava tornando con il bestiame di Gerione. Uno degli animali si mescolò alle mandrie di Eryx e la disputa che ne seguì portò i due uomini a sfidarsi in una lotta. Eracle sconfisse e uccise Eryx e recuperò l’animale.
Secondo la tradizione, Eracle non rivendicò immediatamente il territorio conquistato. Lo affidò invece ai suoi abitanti fino a quando uno dei suoi discendenti non fosse tornato a reclamarlo. Secoli più tardi, questo mito assunse una dimensione politica quando il principe spartano Dorieo tentò di fondare una colonia nella regione e invocò la propria discendenza da Eracle per giustificare la sua pretesa.
Il racconto appartiene alla mitologia dell’antica Eryx piuttosto che alla storia archeologica delle mura conservate, ma mostra come i miti relativi alla città e al suo territorio potessero essere collegati a successive ambizioni politiche.
San Giuliano e la conquista normanna
Una tradizione molto più tarda associa le mura a San Giuliano.
Giuseppe Vito Castronovo tramanda una tradizione locale secondo la quale il santo apparve durante l’assedio normanno del monte nell’XI secolo e aiutò le forze del conte Ruggero I a conquistare la città. Il racconto fu successivamente associato al nome Monte San Giuliano, con il quale Erice fu conosciuta per secoli.
Il racconto appartiene alla tradizione religiosa locale piuttosto che alla storia militare documentata, ma riflette l’importanza che San Giuliano assunse nell’identità della città medievale.
Il Piede del Diavolo
Nei pressi di Porta Spada, un segno nella roccia simile all’impronta di un piede è associato a una leggenda locale conosciuta come Piede del Diavolo.
Secondo il racconto, il Diavolo arrivò a Eryx alla ricerca di nuove anime, ma si trovò a soffrire per il rigido freddo invernale del monte. Venne a sapere che i ricchi abitanti della città avevano donato un nuovo mantello di velluto alla Madonna Addolorata nella vicina chiesa di Sant’Orsola e decise di rubarlo per sé.
L’odore di zolfo tradì la sua presenza a San Cristoforo, che lo inseguì attraverso la città. La fuga passò per Porta Carmine e Sant’Orsola, prima che il Diavolo si dirigesse verso Porta Spada. Incapace di sfuggire al suo inseguitore, precipitò infine dalle mura.
Secondo la tradizione, cadendo il Diavolo colpì la pietra lasciandovi impressa l’impronta del proprio piede. Il segno nei pressi di Porta Spada è ancora conosciuto come Piede del Diavolo.
La storia sopravvive come parte del folklore di Erice e collega diversi luoghi del centro storico — Sant’Orsola, Porta Carmine, Porta Spada e le antiche mura — all’interno di un’unica leggenda.
Fonti e ulteriori letture
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