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Istituto Patrick M. S. Blackett

Storico complesso domenicano trasformato in centro scientifico.

L'Istituto Blackett di Erice è un museo e centro congressi della Fondazione Ettore Majorana, ospitato nell'antico complesso domenicano della città.

Informazioni principali

Tipologia:

Comune:

Museo, Auditorium

Erice

Area:

Centro storico

L'Istituto Patrick M. S. Blackett occupa l'antico complesso domenicano di San Domenico, fondato nel 1486 intorno alla preesistente chiesa di San Michele Arcangelo. Nei secoli successivi la chiesa e il convento furono progressivamente ampliati, divenendo un importante punto di riferimento per la vita religiosa, culturale e civile di Erice.

Dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866, il convento passò al Comune e fu successivamente utilizzato come scuola elementare fino al 1962. La chiesa rimase aperta al culto fino alla fine degli anni Trenta del Novecento, ma in seguito andò incontro a un progressivo degrado; la volta crollò e l'edificio rischiò la completa rovina.

Il complesso fu poi restaurato e adattato alle attività del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana. L'antica chiesa divenne l'Aula Magna Paul A. M. Dirac, con 250 posti, mentre gli edifici adiacenti furono destinati ad attività didattiche, congressuali ed espositive. Oggi l'Istituto Blackett ospita anche uno degli spazi museali della Fondazione Ettore Majorana.

Al piano superiore si trovano la Sala Olof Palme e un belvedere con ampie vedute su Erice e sul paesaggio circostante. L'Istituto continua a essere strettamente legato all'attività scientifica internazionale che ha fatto di Erice un luogo di dialogo sui temi della scienza, delle emergenze globali e della pace.

Foto: Steven Sklifas, Alamy

Esplora e approfondisci


L'Istituto Blackett conserva la memoria di uno degli antichi complessi religiosi di Erice e, allo stesso tempo, testimonia un capitolo molto diverso della storia della città: la sua affermazione come luogo internazionale d'incontro per la scienza, la cooperazione e la pace.


San Michele e la fondazione domenicana


Il convento domenicano fu fondato nel 1486 con il sostegno dei cittadini e dei giurati di Monte San Giuliano, come allora era chiamata Erice. Alla nuova fondazione fu aggregata la preesistente chiesa di San Michele Arcangelo.


In origine di dimensioni modeste, il complesso si ampliò grazie a donazioni e al sostegno civico. Castronovo registra contributi comunali al convento pari a 220 scudi nel 1584, 135 scudi nel 1605 e 930 scudi nel 1612. Dopo il ripristino della comunità domenicana nel 1664 furono realizzate altre sei celle, insieme a un nuovo refettorio, una cucina e una cantina. Ulteriori interventi seguirono nel XVIII e nel XIX secolo.


Il complesso fu inoltre sede di importanti istituzioni religiose e civili. La Compagnia del Santissimo Rosario fu fondata nel 1587, mentre la corporazione dei fabbri e degli orefici manteneva una cappella dedicata al proprio patrono, Sant'Eligio. Matteo Tusa ricorda inoltre che dal 1671 il convento ospitò un'accademia locale i cui membri vi si riunivano per discussioni di carattere intellettuale.


Un'interessante testimonianza della storia civica di Erice precede persino la fondazione domenicana. Castronovo, citando lo storico seicentesco Antonio Cordici, riferisce che il primo orologio pubblico della città si trovava presso San Michele. La sua campana continuò a scandire le ore fino al 1567, quando un nuovo orologio civico fu installato accanto al palazzo comunale.


L'interno perduto di San Domenico


La dettagliata descrizione ottocentesca di Giuseppe Castronovo costituisce una preziosa testimonianza della chiesa prima della perdita del suo storico apparato interno.


Un'importante ristrutturazione promossa dal domenicano ericino Melchiore Curatulo tra il 1830 e il 1837 trasformò l'edificio. Castronovo descrive un interno di ordine corinzio, articolato in tre piccole navate e dotato di otto altari.


Tra le opere conservate vi era una Madonna del Soccorso in marmo bianco, datata 1530 e tradizionalmente attribuita ad Antonio Gagini, attribuzione che lo stesso Castronovo metteva tuttavia in dubbio. Altri altari ospitavano statue di San Vincenzo Ferreri e San Domenico di Rosario Bagnasco, un'antica statua lignea di Sant'Eligio dello scultore ericino Gianpietro d'Angelo e un Crocifisso dell'artista trapanese Pietro Orlando. Dipinti del sacerdote e pittore ericino Carmelo Peraino raffiguravano santi dell'ordine domenicano.


La chiesa custodiva inoltre una monumentale croce in marmo legata a un'antica cerimonia della Domenica delle Palme, durante la quale il clero parrocchiale di Erice si recava in processione a San Domenico per venerare la Croce. Una controversia riguardante questa consuetudine giunse nel 1681 fino al Tribunale della Regia Monarchia e Apostolica Legazia di Palermo, che ne ordinò la continuazione.


Già nell'Ottocento l'edificio presentava problemi strutturali. Castronovo documenta lavori eseguiti nel 1862, tra cui la realizzazione di un portico progettato da Fra Francesco da Salaparuta. La chiesa rimase comunque aperta al culto fino alla fine degli anni Trenta del Novecento. Tusa riferisce che successivamente la volta crollò e l'edificio arrivò a rischiare la completa rovina.


Dal convento all'Istituto Blackett


La soppressione degli ordini religiosi nel 1866 pose fine alla presenza domenicana nel complesso. Il convento passò al Comune e fu successivamente utilizzato come scuola elementare, funzione che mantenne fino al 1962. Tusa riferisce che dal 1964 l'intero isolato rimase inutilizzato, prima di essere adattato alle attività del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana.


Il Centro era stato formalmente istituito nel 1962, mentre i primi corsi si svolsero a Erice l'anno successivo. Tra i firmatari dell'atto costitutivo figuravano i fisici John Bell, Patrick M. S. Blackett, Isidor I. Rabi, Victor Weisskopf e Antonino Zichichi.


L'antico complesso domenicano divenne l'Istituto Patrick M. S. Blackett, intitolato al fisico sperimentale britannico e premio Nobel. Gli ambienti conventuali furono restaurati e destinati ad attività didattiche, ricettive e istituzionali, mentre l'antica chiesa, ormai gravemente danneggiata, fu trasformata in una moderna Aula Magna da 250 posti, oggi intitolata al fisico Paul A. M. Dirac.


La trasformazione non conservò quindi l'antica chiesa come spazio ecclesiastico, ma attribuì alla struttura superstite una funzione completamente nuova, ponendola al centro della moderna vita scientifica di Erice.


Scienza e pace a Erice


A partire dagli anni Sessanta, il Centro Ettore Majorana ha contribuito ad affermare Erice come luogo d'incontro internazionale per la comunità scientifica. La sua attività ha promosso lo scambio di conoscenze oltre i confini nazionali e le divisioni politiche, consolidando il legame della città con i temi della scienza e della pace.


L'Erice Statement del 1982 e una lettera del presidente statunitense Ronald Reagan.
L'Erice Statement del 1982 e una lettera del presidente statunitense Ronald Reagan.

Una delle espressioni più significative di questa tradizione fu l'Erice Statement, elaborato nell'agosto del 1982 dai fisici Paul A. M. Dirac, Piotr Kapitza e Antonino Zichichi durante la Guerra fredda. Il documento affrontava le responsabilità degli scienziati in un mondo minacciato dalle armi nucleari e chiedeva il mantenimento della comunicazione e della cooperazione scientifica al di là delle divisioni politiche.


Nel museo dell'Istituto Blackett è esposta una copia manoscritta dello Statement, datata 24 agosto 1982. Nelle sue conclusioni il documento rivolge un appello agli scienziati dell'Est e dell'Ovest affinché collaborino e contribuiscano a fare della conoscenza scientifica uno strumento a beneficio dell'umanità.


È esposta inoltre una lettera della Casa Bianca firmata dal presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan il 12 agosto 1987, indirizzata ai partecipanti alla settima sessione dell'International Seminar on Nuclear War di Erice. Reagan sottolineava l'importanza del libero scambio delle idee e della cooperazione scientifica internazionale, riconoscendo il lungo impegno del Centro Ettore Majorana a favore del progresso scientifico.


Dalla guerra nucleare alle emergenze planetarie


I seminari internazionali nati durante la Guerra fredda ampliarono progressivamente il proprio campo d'interesse, passando dal rischio di un conflitto nucleare a una riflessione molto più ampia sulle minacce globali.


Il programma ebbe origine con i Seminars on Nuclear War, iniziati nel 1980, e si sviluppò successivamente negli International Seminars on Nuclear War and Planetary Emergencies, riunendo a Erice scienziati, esperti e rappresentanti di diverse discipline e nazionalità.


Le sessioni più recenti hanno affrontato temi quali la sicurezza nucleare, i conflitti internazionali, il cambiamento climatico, la scarsità d'acqua, gli incendi, le malattie infettive, l'energia, l'intelligenza artificiale e i rischi naturali e cosmici.


Questa attività collega gli edifici storici di Erice a un'identità moderna sviluppatasi nell'arco di oltre sessant'anni: quella di un luogo in cui la cooperazione scientifica internazionale viene impiegata per affrontare questioni che riguardano la pace, il benessere dell'umanità e le grandi emergenze globali.


Museo e belvedere


Oggi l'Istituto Blackett–San Domenico è una delle sedi museali della Fondazione Ettore Majorana. Dal 2019 i musei della Fondazione ospitano esposizioni permanenti e temporanee, e l'Istituto Blackett fa parte del percorso museale.


Le esposizioni documentano la storia scientifica e culturale del Centro, conservando testimonianze legate all'Erice Statement e alla comunità scientifica internazionale sviluppatasi intorno alla Fondazione.


Al piano superiore, la Sala Olof Palme e il vicino belvedere offrono ampie vedute sui tetti di Erice e sul paesaggio circostante. Lo spazio viene utilizzato anche durante gli incontri scientifici per sessioni poster e momenti informali, unendo uno dei punti panoramici più suggestivi del complesso alla sua attuale funzione congressuale.

Fonti e ulteriori letture


Approfondisci le fonti storiche, gli studi architettonici e la documentazione istituzionale utilizzati per ricostruire la storia dell'antico complesso domenicano e la sua trasformazione in una delle principali sedi scientifiche di Erice.

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Rappresentazione grafica dello stemma di Trapani.
Rappresentazione grafica dello stemma di Erice.
Rappresentazione grafica dello stemma di Valderice.
Rappresentazione grafica dello stemma di Custonaci.
Rappresentazione grafica dello stemma di Paceco.
Rappresentazione grafica dello stemma di Castellammare del Golfo.
Rappresentazione grafica dello stemma di San Vito Lo Capo.

Questi stemmi identificano le città e i comuni che fanno parte dello storico territorio degli Elimi, la regione esplorata da Elymian Atlas.

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