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Giardini del Balio

Giardini storici creati dal conte Pepoli intorno alle medievali Torri del Balio

I Giardini del Balio sono giardini pubblici storici sulla sommità del Monte Erice, creati dal conte Agostino Sieri Pepoli a partire dal 1872 intorno alle torri medievali che dominano il Castello di Venere.

Informazioni principali

Tipologia:

Comune:

Giardino

Erice

Area:

Centro storico

I Giardini del Balio occupano circa sei ettari intorno alle medievali Torri del Balio, sulla sommità del Monte Erice. Il loro nome deriva dal bajulo, il funzionario che rappresentava l'autorità sovrana e che era storicamente associato alle torri, le quali facevano inoltre parte dell'accesso fortificato al vicino Castello di Venere.

Gli attuali giardini ebbero origine nel 1872, quando il conte Agostino Sieri Pepoli raggiunse un accordo con il Comune per restaurare le torri medievali e trasformare i terreni circostanti, utilizzati per il pascolo, in un giardino pubblico paesaggistico. Aperti al pubblico nel 1881, i giardini furono sistemati prevalentemente secondo i principi del giardino paesaggistico inglese, con terrazze, sentieri sinuosi, aree alberate e una vegetazione adattata al terreno roccioso.

Pepoli promosse inoltre estese piantumazioni al di fuori del giardino formale, contribuendo a trasformare in aree boschive i pendii precedentemente aperti o coperti da macchia intorno al Balio e ai Runzi. Oggi i giardini combinano alberi maturi e specie ornamentali con piante autoctone caratteristiche del Monte Erice, mentre i punti panoramici si affacciano su Trapani, le Isole Egadi, Monte Cofano e gran parte dello storico Agro Ericino.

Nel corso del tempo il Balio è divenuto anche un luogo della memoria civica. Busti e monumenti ricordano storici, scrittori, patrioti e personalità pubbliche legate a Erice, insieme al Monumento ai Caduti e a memoriali più recenti. Dopo importanti interventi di restauro e riqualificazione paesaggistica negli anni 2020, il Balio rimane uno dei principali spazi pubblici del centro storico.

Foto: Libero Monterisi, Alamy

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Dal Balio medievale al giardino pubblico


Per secoli l'area intorno al Castello di Venere ebbe una funzione difensiva e civica. Le vicine torri prendono il nome dal bajulo, un funzionario che rappresentava l'autorità sovrana, ed erano associate all'amministrazione della Monte San Giuliano medievale oltre che all'accesso fortificato al castello. Nel XIX secolo, tuttavia, le torri e i terreni circostanti avevano ormai perso gran parte delle loro funzioni originarie.


Una svolta decisiva avvenne nel 1872, quando il conte Agostino Sieri Pepoli ottenne l'uso delle Torri del Balio e dei terreni circostanti destinati al pascolo attraverso un accordo con il Comune. In cambio, Pepoli si impegnò a restaurare le strutture medievali e a realizzare, a proprie spese, un giardino destinato all'uso pubblico.


Il nuovo giardino integrava le strutture medievali con terrazze, sentieri, aree alberate e punti panoramici. Il suo impianto prevalentemente informale rifletteva la tradizione del giardino paesaggistico inglese, sfruttando la topografia irregolare e le rocce esistenti invece di imporre una rigida geometria. I giardini furono aperti al pubblico nel 1881.


La Torretta Pepoli, rifugio personale del conte, fu costruita tra il 1872 e il 1880 su uno sperone roccioso immediatamente al di sotto dei giardini. Insieme, la Torretta, le torri restaurate e il giardino paesaggistico formarono un insieme pittoresco intorno al Castello di Venere, conferendo all'antico paesaggio difensivo una nuova funzione pubblica e culturale.


La creazione di un paesaggio boschivo


Il paesaggio intorno al Balio fu profondamente modificato anche dalle piantumazioni ottocentesche. Pepoli introdusse alberi non soltanto all'interno del giardino, ma anche sui pendii vicini, comprese le aree dei Runzi che in precedenza erano in gran parte aperte, rocciose o coperte da macchia. Tra le specie piantate figuravano pini, noci, mandorli e altri alberi.


Questi interventi contribuirono alla formazione del paesaggio boschivo che oggi si estende al di sotto del Castello di Venere e della Torretta Pepoli. Parti di questi pendii rientrano oggi nel Bosco Sacro di Erice e nel Bosco dei Runzi, dove lembi di vegetazione autoctona e piantumazioni successive sono attualmente oggetto di interventi di conservazione e recupero ecologico.


All'interno del Balio, la vegetazione coltivata si è progressivamente integrata con le specie autoctone del Monte Erice. Lecci, pini, alloro, mirto e bosso convivono con piante caratteristiche delle falesie calcaree circostanti, alcune delle quali si sono insediate spontaneamente sui muri e nelle aree rocciose del giardino.


Monumenti e memoria



Planimetria dei Giardini del Balio, con i principali monumenti e punti di interesse.
Planimetria dei Giardini del Balio, con i principali monumenti e punti di interesse.

Nel corso del XX e XXI secolo i Giardini del Balio hanno assunto anche il ruolo di luogo della memoria civica. Busti e memoriali distribuiti nei giardini ricordano personalità legate alla storia, alla letteratura e alla vita pubblica di Erice.


Tra le figure storiche più antiche rappresentate vi è Antonio Cordici (1586–1666), storico e antiquario le cui collezioni e opere contribuirono a porre le basi per lo studio del passato di Erice e al quale è intitolato il Museo Cordici.


L'Ottocento è rappresentato da Giuseppe Vito Castronovo (1814–1893), sacerdote domenicano, bibliotecario e autore dell'ampia opera Erice, oggi Monte San Giuliano in Sicilia: memorie storiche; Giuseppe Coppola (1821–1902), patriota ericino che partecipò ai moti del 1848 e guidò volontari locali durante la campagna garibaldina del 1860; e Ugo Antonio Amico (1831–1917), poeta, educatore e autore di opere dedicate alla storia, alle leggende e alla cultura ericina.


Un busto ricorda anche Nunzio Nasi (1850–1935), politico trapanese e ministro del Regno d'Italia, strettamente legato a Erice, dove morì. Più recentemente, nel 2020 è stato collocato un busto dello storico Giuseppe Pagoto, mentre nel 2026 è stata dedicata una stele a Pietro Ermelindo Lungaro (1910–1944), poliziotto nato a Erice e membro della Resistenza, ucciso nell'eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma.


Insieme al Monumento ai Caduti, questi memoriali hanno trasformato i giardini anche in una testimonianza delle persone e degli eventi attraverso i quali Erice ha scelto di ricordare la propria storia.


Uno sguardo sull'Agro Ericino


Le vedute dal Balio raccontano anche qualcosa del rapporto storico tra Erice e il territorio sottostante. Prima della progressiva frammentazione del suo territorio tra XIX e XX secolo, Monte San Giuliano era il centro di un vasto entroterra agricolo e pastorale conosciuto come Agro Ericino, esteso per quasi 40.000 ettari tra Trapani e il Golfo di Castellammare.


Gran parte del paesaggio visibile dai giardini apparteneva un tempo a questo territorio. Oggi esso è suddiviso principalmente tra i comuni di Erice, Valderice, Buseto Palizzolo, Custonaci e San Vito Lo Capo, con una parte ricadente nel territorio di Castellammare del Golfo. Monti come Monte Cofano e Monte Sparagio, insieme alle campagne e alla costa che si estendono verso il Golfo di Castellammare, facevano parte del più ampio paesaggio storicamente legato a Monte San Giuliano.


Scrivendo nel 1872 — lo stesso anno in cui Pepoli avviò la trasformazione del Balio — Giuseppe Vito Castronovo descrisse l'Agro Ericino come un territorio di feudi e contrade, terre coltivate, pascoli, boschi, sorgenti e testimonianze archeologiche. Il panorama dai giardini si apre quindi su un territorio che per secoli fu strettamente legato alla vita economica e civica della città sul monte.


Restauro e uso attuale


Negli ultimi anni i Giardini del Balio sono stati interessati da un importante programma di restauro e riqualificazione paesaggistica. Un progetto da 1,6 milioni di euro ha previsto interventi sulla vegetazione e sui percorsi, la rimozione di specie invasive, misure per favorire la biodiversità e opere volte a migliorare l'accessibilità.


Gli interventi fanno parte di un più ampio programma di tutela del paesaggio verde intorno al centro storico, che comprende anche il vicino Bosco Sacro. Oggi i giardini conservano la fondamentale combinazione voluta da Pepoli di architettura storica, paesaggio vegetale e punti panoramici, continuando al tempo stesso a svolgere la loro funzione di parco pubblico nel cuore di Erice.

Fonti e ulteriori letture


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Rappresentazione grafica dello stemma di Trapani.
Rappresentazione grafica dello stemma di Erice.
Rappresentazione grafica dello stemma di Valderice.
Rappresentazione grafica dello stemma di Custonaci.
Rappresentazione grafica dello stemma di Paceco.
Rappresentazione grafica dello stemma di Castellammare del Golfo.
Rappresentazione grafica dello stemma di San Vito Lo Capo.

Questi stemmi identificano le città e i comuni che fanno parte dello storico territorio degli Elimi, la regione esplorata da Elymian Atlas.

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