Palazzo Riccio di Morana
Un palazzo aristocratico dalla ricca facciata scultorea.
Palazzo Riccio di Morana è una residenza aristocratica nel centro storico di Trapani, caratterizzata dalla facciata settecentesca progettata dall'architetto Andrea Gigante.
Informazioni principali
Tipologia:
Comune:
Palazzo
Area:
Centro storico
Palazzo Riccio di Morana sorge lungo Via Garibaldi, un tempo chiamata Rua Nuova, una strada del centro storico di Trapani sulla quale si affacciano numerose residenze aristocratiche. L'edificio ha origini più antiche, ma deve gran parte del suo attuale aspetto architettonico al rifacimento settecentesco della facciata, progettato da Andrea Gigante (1731–1787), architetto trapanese formatosi presso Giovanni Biagio Amico e successivamente attivo soprattutto a Palermo.
La facciata combina elementi architettonici classicheggianti con un articolato programma scultoreo celebrativo della storia e del prestigio della famiglia. Una lunga balconata in ferro battuto attraversa il piano nobile, mentre figure decorative occupano nicchie e spazi architettonici tra le finestre. Nella parte superiore, statue coronano il prospetto e una grande composizione scultorea sovrasta la sezione centrale.
In una descrizione del 1812, il frate agostiniano Benigno da Santa Caterina ricorda il palazzo come già appartenuto a Giacomo Riccio e successivamente passato ad Antonino Venuti. Benigno attribuisce la facciata a Gigante e descrive figure allegoriche, busti di sovrani ed emblemi araldici legati alla famiglia Riccio.
Dopo ulteriori passaggi di proprietà, il palazzo entrò a far parte del patrimonio dell'amministrazione provinciale di Trapani. Oggi è utilizzato come sede di rappresentanza del Libero Consorzio Comunale di Trapani, ente subentrato alla precedente Provincia.

Foto: Melvyn Longhurst, Alamy
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Le sculture della facciata
La descrizione redatta da Benigno da Santa Caterina nel 1812 offre una testimonianza dettagliata del programma decorativo della facciata.
L'autore identifica quattro figure allegoriche: la Costanza e la Fortezza presso l'ingresso, e la Ricchezza e la Nobiltà in corrispondenza del balcone principale. La Ricchezza era raffigurata nell'atto di distribuire denaro, mentre la Nobiltà mostrava lo stemma della famiglia.
Al di sopra di queste figure si trovavano busti identificati come quelli di re Martino e di re Carlo. Benigno li collegava a privilegi tradizionalmente concessi alla famiglia, tra cui il diritto di coniare una determinata quantità d'argento e la concessione delle insegne araldiche. Si tratta di notizie riportate nella sua testimonianza storica, che non sono state verificate attraverso documentazione indipendente.
Benigno descrive inoltre putti posti a ornamento dei balconi, un grande scudo araldico con un'aquila e un riccio, e statue collocate sopra gli elementi architettonici superiori.
Gran parte della decorazione scultorea della facciata è ancora visibile, anche se l'identificazione delle singole figure superstiti richiederebbe un esame più approfondito.
Andrea Gigante e la facciata settecentesca
Andrea Gigante, noto anche come Giganti, nacque a Trapani nel 1731. Si formò presso Giovanni Biagio Amico prima di sviluppare la propria carriera a Palermo, dove ricevette incarichi per palazzi e ville aristocratiche.
Il suo linguaggio architettonico si sviluppò dal tardo Barocco verso il Neoclassicismo nel corso della seconda metà del Settecento.
La storica dell'architettura Maria Giuffrè include la facciata di Palazzo Riccio di Morana tra le opere di Gigante. Le fonti finora esaminate non consentono tuttavia di stabilire con certezza la data esatta del rifacimento.
L'attribuzione riguarda quindi la facciata del palazzo e non necessariamente la costruzione dell'intero edificio.
La famiglia Riccio e i successivi proprietari
Il nome del palazzo riflette il suo legame con le famiglie Morana e Riccio. L’edificio appartenne successivamente alle famiglie Morana-Barlotta, Riccio e Morana, e Venuti, mentre gli stemmi araldici della famiglia Riccio divennero un elemento di spicco della sua decorazione architettonica.
La documentazione archivistica censita dal Ministero della Cultura testimonia gli estesi interessi patrimoniali della famiglia Riccio, tra cui le baronie di Sant'Anna e Arcudaci, diritti legati al mercato del pesce di Trapani e interessi nella Salina di Reda. Questi possedimenti suggeriscono che le proprietà fondiarie e i diritti commerciali contribuissero alla ricchezza familiare, sebbene non sia possibile stabilirne con certezza il peso relativo nel corso del Settecento.
Nel 1812 il palazzo era occupato da Antonino Venuti. Benigno da Santa Caterina elogiava in particolare i miglioramenti apportati agli ambienti interni dalla famiglia Venuti.
L'edificio passò successivamente ad altri proprietari, prima di essere acquisito per usi provinciali. La sua storia testimonia il progressivo adattamento delle antiche residenze aristocratiche trapanesi a funzioni pubbliche e amministrative.
La decorazione degli interni
Il palazzo conserva ambienti di rappresentanza con soffitti decorati, stucchi e arredi storici.
Tra le opere più significative figura un affresco del pittore trapanese Domenico La Bruna (1699–1763), raffigurante Apollo con la lira, seduto su un carro. L'opera, parzialmente ridipinta, testimonia l'avvicinamento al gusto neoclassico nella produzione più tarda dell'artista.
La documentazione dell'amministrazione provinciale identifica diversi ambienti di rappresentanza, tra cui la Sala Rossa e la Sala di Apollo, e segnala la presenza di un lampadario in vetro di Murano tra gli arredi storici.
Fonti e ulteriori letture
Le seguenti fonti documentano la facciata settecentesca del palazzo, il suo programma scultoreo, i legami con le famiglie Riccio e Venuti e il successivo utilizzo istituzionale dell'edificio.