Paceco
Scopri Paceco, dalle sue radici agricole alle tradizioni gastronomiche, ai vigneti e alle saline costiere che ne caratterizzano il territorio.
Storia
Fondata nel 1607 come città di nuova fondazione sotto il dominio spagnolo, Paceco sorge in un territorio abitato fin dalla preistoria. I ritrovamenti archeologici documentano le prime comunità e gli insediamenti rurali, mentre la storia successiva del paese riflette i cambiamenti dell’agricoltura siciliana, dalle proprietà aristocratiche alle cooperative e alla moderna amministrazione locale.
Preistoria · Le prime comunità
I ritrovamenti archeologici attestano la presenza umana nel territorio di Paceco fin dal Paleolitico superiore finale. Strumenti in pietra sono stati rinvenuti a Sciarotta, Costa Chiappera e lungo la valle del Baiata, mentre le ceramiche della Grotta Maiorana documentano frequentazioni neolitiche. Nell’età del Rame emergono testimonianze di comunità agricole. Sei vasi dell’antica età del Bronzo, scoperti in contrada Piano nel 1870, sono oggi conservati al Museo Pepoli di Trapani. Gran parte dei reperti proviene da ricognizioni di superficie anziché da contesti di scavo, per cui alcune datazioni e interpretazioni restano incerte.
IX–II secolo a.C. · Influenze indigene e mediterranee
Nel corso del I millennio a.C., il territorio di Paceco si trovava fra le comunità indigene siciliane e le sfere d’influenza greca e fenicio-punica della Sicilia occidentale. Ceramiche rinvenute a Verderame suggeriscono una frequentazione nel IX o VIII secolo a.C. e presentano analogie con materiali di Erice e Segesta. Reperti più tardi, anche a Timpone Mosca, mostrano influenze indigene, greche e puniche, indicando comunità rurali inserite in reti di contatti mediterranei.
Età romana · Agricoltura e insediamenti rurali
Sotto il dominio romano, le campagne fra Drepanum (Trapani) e Lilybaeum (Marsala) ospitavano insediamenti rurali. I ritrovamenti a Cipponeri suggeriscono la presenza di una villa, con frammenti architettonici, monete e una testa scolpita identificata come raffigurazione dell’imperatore Caracalla. Altri siti individuati dalle ricognizioni indicano la continuità della coltivazione e dell’insediamento nel territorio, senza che a Paceco si sviluppasse un centro urbano.
Medioevo · Un territorio di insediamenti rurali
Prima della fondazione del paese moderno, il territorio comprendeva insediamenti rurali sparsi e possibili strutture difensive. A Timpone Castellazzo, le ricognizioni hanno documentato murature e pavimentazioni riferibili a una possibile costruzione fortificata medievale, la cui identificazione rimane tuttavia incerta. Altri materiali medievali sono stati rinvenuti a Verderame e nelle campagne circostanti, nell’entroterra di Trapani e Monte San Giuliano (Erice).
9 aprile 1607 · La fondazione di Paceco
Placido Fardella, marchese di San Lorenzo, ottenne la licentia aedificandi et populandi, che gli consentiva di fondare e popolare un centro abitato nei possedimenti della famiglia a sud di Trapani. La fondazione rientrava in un più ampio processo di colonizzazione rurale nella Sicilia spagnola, volto ad attirare coloni ed estendere le coltivazioni. Dieci giorni dopo, Fardella sposò Maria Pacheco y Mendoza, nipote del viceré spagnolo Juan Fernández Pacheco. Il nuovo centro prese il nome di Paceco in onore della famiglia di lei.
12 settembre 1609 · Il Principato di Paceco
Placido Fardella ottenne il titolo di principe di Paceco, rafforzando il prestigio aristocratico della famiglia e formalizzandone l’autorità sul nuovo insediamento. Il principato univa il rango nobiliare al compito concreto di attrarre abitanti e mettere a coltura i terreni circostanti.
Inizio del XVII secolo · Prende forma una città pianificata
Paceco si sviluppò secondo una maglia regolare di strade che si intersecavano e isolati residenziali. Fra i primi edifici figuravano la residenza principesca e le chiese di Santa Maria di Portosalvo, del Rosario e di San Francesco di Paola. Incentivi favorirono l’insediamento di famiglie e la coltivazione delle terre. Nel 1623 il paese contava circa 590 abitanti in 160 nuclei familiari. Dopo la morte di Placido Fardella, avvenuta nello stesso anno, il figlio Giovan Francesco ne proseguì lo sviluppo.
Metà del XVII secolo · Crescita demografica e migrazioni
Nel 1668 la popolazione raggiunse circa 1.670 abitanti, sostenuta soprattutto dall’immigrazione da Trapani e da altre comunità siciliane. Le ricerche dello storico Francesco Benigno mostrano che fu la migrazione, più che il solo incremento naturale, a determinare questa crescita. La mortalità e i mutamenti delle condizioni economiche provocarono anche periodi di stagnazione, rivelando la fragilità del nuovo insediamento.
1680 · Il principato passa ai Sanseverino
Il principato passò alla famiglia Sanseverino attraverso il matrimonio di Anna Maria Fardella e Gaetani con Luigi Carlo Sanseverino. Paceco rimase un centro prevalentemente agricolo, mentre la chiesa principale e altri edifici furono ampliati e trasformati nel secolo successivo. La maglia stradale originaria continuò a caratterizzarne il centro.
1812 · L’abolizione del feudalesimo
L’abolizione del feudalesimo in Sicilia pose fine all’ordinamento giuridico entro il quale Paceco era stata fondata. Cambiò la giurisdizione aristocratica, ma le grandi proprietà, i rapporti di affitto e il lavoro agricolo continuarono a caratterizzare la società locale per tutto l’Ottocento.
1901–1915 · L’ascesa della cooperazione agricola
Braccianti e piccoli proprietari si organizzarono per migliorare la propria condizione economica. La Società Agricola Cooperativa, fondata il 24 novembre 1901, raggiunse nel 1922 i 1.334 soci e gestiva circa 1.252 ettari di terreni in affitto. La Cassa Agraria Cooperativa Libertà, istituita il 4 aprile 1915, offriva credito rurale e si trasformò successivamente nella Banca di Credito Cooperativo Senatore Pietro Grammatico. Queste istituzioni segnarono un importante cambiamento nella vita economica e politica locale.
1965 · La ricostruzione del Palazzo Municipale
Il Palazzo Municipale di piazza Vittorio Emanuele fu demolito nel 1965 e sostituito dall’edificio attuale. Il palazzo precedente derivava dalla trasformazione di una residenza settecentesca legata ai principi Sanseverino, successivamente acquisita dal Comune. La ricostruzione modificò sensibilmente l’aspetto della piazza principale di Paceco.
1980–1998 · Collezioni e musei archeologici
Nel 1980 fu istituita presso la biblioteca comunale una raccolta preistorica che riuniva reperti provenienti dal territorio circostante. Nel 1998 nacque l’Antiquarium di Paceco, dedicato alla storia archeologica dell’area, dalla preistoria al Medioevo. Queste iniziative contribuirono a rendere più accessibili i risultati delle ricerche archeologiche locali.
2025–2026 · La candidatura a Riserva della Biosfera UNESCO
Le saline di Trapani e Paceco furono incluse nella proposta di Riserva della Biosfera UNESCO «Saline di Sicilia». Nel 2025 venne costituito un comitato promotore per sostenere il riconoscimento nell’ambito del programma UNESCO Man and the Biosphere. Nel 2026 la candidatura avanzò nell’iter di approvazione italiano, ma il riconoscimento UNESCO era ancora in attesa.
Paceco oggi
Paceco si trova immediatamente a sud di Trapani e si estende per circa 58 chilometri quadrati, dal centro abitato e dalle pianure agricole dell’entroterra fino alle saline attorno a Nubia. Con circa 10.600 abitanti, è un comune autonomo strettamente legato a Trapani per il lavoro, i servizi e la vita quotidiana.
Da insediamento pianificato a centro moderno
La maglia stradale seicentesca è ancora riconoscibile nel centro di Paceco, dove chiese, spazi pubblici ed edifici civici testimoniano le successive fasi di sviluppo.
Fra Ottocento e Novecento il paese si espanse oltre i confini originari. Nuove abitazioni, scuole e attività commerciali accompagnarono la crescita demografica, mentre le ricostruzioni del dopoguerra modificarono parti del centro più antico. Oggi Paceco svolge funzioni residenziali e di servizio per le campagne circostanti.

Popolazione e centri abitati
I principali centri abitati del comune sono Paceco, Nubia e Dattilo. Il capoluogo comunale è il centro amministrativo; Nubia sorge vicino alle saline costiere, mentre Dattilo si trova in un contesto rurale più interno.
Fra le località minori figurano Castellazzo, Culcasi, Dattilo Soprano, Murana e Verderame, che testimoniano la distribuzione diffusa degli insediamenti nelle campagne.
Geografia e paesaggio
Paceco occupa pianure e terreni dolcemente ondulati fra Trapani, Monte Erice e le campagne verso Marsala. Campi coltivati, vigneti, uliveti e corsi d’acqua stagionali caratterizzano il paesaggio interno.
Il torrente Baiata drena parte del territorio. Il Lago Baiata, noto anche come Lago di Paceco, è un bacino artificiale legato agli interventi novecenteschi di difesa dalle alluvioni. Sono state elaborate proposte per un parco pubblico e per migliorare l’accessibilità dell’area, ma non vanno confuse con strutture già realizzate.
Nei pressi di Nubia, il paesaggio lascia spazio a vasche di evaporazione, canali e zone umide delle Saline di Trapani e Paceco. Gran parte di questo paesaggio produttivo è tutelata dalla riserva naturale istituita nel 1995 e gestita dal WWF Italia, che offre anche importanti habitat per l’avifauna.
Amministrazione comunale e rapporti territoriali
Paceco è un comune autonomo del Libero Consorzio Comunale di Trapani, ente subentrato alla precedente Provincia di Trapani. L’amministrazione comunale serve il centro principale e le località minori del territorio.
È uno dei comuni fondatori dell’Unione dei Comuni Elimo-Ericini, istituita nel 2004 per coordinare servizi condivisi. L’Unione comprende Buseto Palizzolo, Custonaci, Erice, Paceco, San Vito Lo Capo e Valderice; Erice vi ha aderito nel 2016.
Economia e investimenti
L’economia di Paceco comprende agricoltura, produzione alimentare, vitivinicoltura, estrazione del sale e servizi locali. Le imprese agricole operano nel più ampio contesto economico trapanese, mentre le colture tipiche e il paesaggio costiero protetto sostengono produzioni specializzate e attività rivolte ai visitatori.
Agricoltura e produzione alimentare
L'agricoltura rimane una componente centrale dell'economia di Paceco, con vigneti, uliveti, campi di cereali e colture orticole che si estendono nelle pianure a sud di Trapani. Il comune fa parte di una delle principali aree agricole della Sicilia, dove la viticoltura e l'olivicoltura rivestono un ruolo importante accanto alla produzione orticola. Secondo il Censimento generale dell'agricoltura 2020 dell'ISTAT, i vigneti rappresentavano quasi il 70% della superficie provinciale destinata alle coltivazioni permanenti.
Paceco è particolarmente legata a prodotti agricoli caratteristici, tra cui l'Aglio Rosso di Nubia e il melone Cartucciaru, entrambi tutelati da Presìdi Slow Food che sostengono i metodi di coltivazione tradizionali e contribuiscono a preservare la sostenibilità economica delle produzioni locali. Nelle zone di Nubia e Dattilo, gli agricoltori coltivano ortaggi, cereali e altri prodotti, con alcune aziende che affiancano alla coltivazione la trasformazione e la vendita diretta.
Le imprese locali testimoniano la diversità della produzione agricola. L'azienda agricola a conduzione familiare Paceca produce olio extravergine di oliva e offre ospitalità rurale, mentre l'azienda agricola biologica di Francesca Simonte, a Dattilo, produce e commercializza colture tradizionali, tra cui prodotti tutelati da Slow Food. Queste attività collegano la produzione agricola alla trasformazione alimentare, al commercio specializzato e all'ospitalità rurale.
Lo sviluppo agricolo è inoltre sostenuto da programmi europei e regionali per l'ammodernamento delle aziende, la competitività e la diversificazione delle attività. La programmazione regionale per lo sviluppo rurale 2023–2027 prevede finanziamenti per gli investimenti agricoli e la trasformazione dei prodotti, mentre le misure del PNRR hanno sostenuto l'ammodernamento dei macchinari e il miglioramento dell'efficienza delle pratiche agricole.
Vino e imprese alimentari
La produzione vinicola rappresenta una componente importante dell'economia commerciale di Paceco. Firriato, una delle aziende vinicole affermate della Sicilia, ha nel comune la propria sede legale e gli stabilimenti di vinificazione, dove i vini vengono lavorati e imbottigliati per i mercati nazionali e internazionali. Fondata negli anni Ottanta, l'azienda ha ampliato le proprie attività oltre la Sicilia occidentale, includendo vigneti sull'Etna e a Favignana. La sua produzione combina vitigni tradizionali siciliani con moderne tecniche enologiche, mentre la rete di distribuzione internazionale collega Paceco ai mercati esteri.
Anche la trasformazione e la distribuzione alimentare contribuiscono all'economia locale. Produttori di olio d'oliva, aziende agricole e fornitori di prodotti alimentari specializzati trasformano e commercializzano i prodotti del territorio circostante, integrando le attività agricole del comune. Queste imprese comprendono sia aziende a conduzione familiare che vendono direttamente ai consumatori, sia realtà più grandi che riforniscono i mercati regionali e internazionali.
Produzione del sale ed economia costiera
La produzione tradizionale del sale prosegue attorno a Nubia, dove l’acqua marina attraversa una serie di vasche di evaporazione prima della raccolta. Il paesaggio protetto ospita anche visite guidate, attività di educazione ambientale e turismo culturale, affiancando alla produzione storica la conservazione della natura.
Investimenti pubblici e infrastrutture
Gli investimenti pubblici a Paceco si concentrano sul miglioramento delle infrastrutture comunali, degli edifici pubblici e dei servizi essenziali. Il programma triennale delle opere pubbliche 2025–2027 comprende il recupero di un immobile confiscato alla criminalità organizzata in via Castelvetrano, interventi di miglioramento della scuola primaria Giovanni XXIII e la realizzazione di un nuovo asilo nido. Questi progetti fanno parte di un più ampio programma di investimenti nelle strutture pubbliche e nei servizi alla comunità, sostenuto in parte dai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Gli interventi infrastrutturali comprendono opere per la mitigazione del rischio idrogeologico a Rocche Malummeri, oltre a lavori per il miglioramento della sicurezza stradale e del drenaggio delle acque a Paceco e Nubia. Sono proseguiti anche gli investimenti nell'illuminazione pubblica, con l'aggiudicazione nel 2026 di un appalto per l'efficientamento energetico e l'ampliamento della rete di illuminazione comunale.
Il programma delle opere pubbliche prevede inoltre interventi di miglioramento delle strutture ricreative, tra cui la realizzazione di una nuova area giochi nei giardini comunali. Nel loro insieme, questi investimenti rispondono alle esigenze delle comunità residenti a Paceco, contribuendo a migliorare la sicurezza e la funzionalità delle infrastrutture pubbliche.
Cultura e tradizioni
Le feste religiose, i cibi rituali e le associazioni locali continuano ad avere un ruolo importante nella vita di Paceco e delle sue frazioni. Diverse tradizioni riflettono il legame fra le ricorrenze religiose e il calendario agricolo.
Santa Caterina d’Alessandria
Santa Caterina d’Alessandria è la patrona di Paceco e viene celebrata il 25 novembre con cerimonie religiose che comprendono una processione per le vie del paese. La tradizione locale collega il culto alla famiglia Fardella, anche se le sue origini restano incerte. Nel 1984 il vescovo di Trapani confermò formalmente Santa Caterina come patrona.
L’Invito di San Giuseppe
La festa di San Giuseppe, il 19 marzo, è celebrata a Paceco, Dattilo e Nubia con l’Ammitu, o Invito di San Giuseppe. Le famiglie preparano altari decorati e pani simbolici e offrono un pasto rituale a tre persone che rappresentano Gesù, Maria e Giuseppe. L’usanza unisce devozione religiosa, ospitalità e preparazione collettiva del cibo.
Vita comunitaria e patrimonio locale
Associazioni religiose, cooperative e circoli sociali contribuiscono da tempo alla vita locale. Paceco vanta anche una tradizione di ricerca storica e culturale, testimoniata in particolare dalla collana Paceco delle Edizioni La Koinè della Collina, che documenta la storia, il dialetto e le usanze del paese.
Cibo, vino e paesaggio
Le campagne e la costa di Paceco producono alcuni alimenti caratteristici della Sicilia occidentale, dall’aglio rosso ai meloni tradizionali, fino al sale e al vino. Dattilo è particolarmente conosciuta per i suoi cannoli, mentre la valle del Baiata e le zone umide costiere mostrano aspetti diversi del paesaggio comunale.
Aglio Rosso di Nubia
Coltivato tradizionalmente nei terreni scuri e argillosi attorno a Nubia, l’Aglio Rosso di Nubia è noto per gli spicchi rossastri e il sapore intenso. Un Presidio Slow Food ne sostiene la coltivazione, compresa la pratica di intrecciare i bulbi essiccati in lunghe trecce. È anche un ingrediente fondamentale del pesto alla trapanese, preparato con pomodori, mandorle, basilico e olio d’oliva.
Il melone Cartucciaru
Il Cartucciaru è un melone invernale tradizionale, dalla forma allungata, buccia gialla e polpa chiara, apprezzato per la sua capacità di conservarsi dopo la raccolta. La coltivazione diminuì con la diffusione di varietà commerciali, ma i produttori locali recuperarono i semi tradizionali. Oggi un Presidio Slow Food ne sostiene la conservazione.
Varietà tradizionali di cipolla
Il territorio di Paceco è inoltre legato a due varietà tradizionali di cipolla, la Dolce di Paceco e l’Amara di Paceco. Entrambe sono state studiate dai ricercatori dell’Università di Palermo nell’ambito di un programma per la salvaguardia della biodiversità agricola siciliana. Le varietà si distinguono in particolare per la buona conservabilità senza refrigerazione, mentre l’Amara di Paceco è caratterizzata anche dalle dimensioni relativamente contenute dei bulbi.
I cannoli di Dattilo
Dattilo è rinomata per i grandi cannoli dalla cialda croccante e dall’abbondante ripieno di ricotta di pecora. Tradizionalmente, la ricotta viene lavorata meno finemente e zuccherata meno rispetto a molte altre versioni. Farciti poco prima di essere serviti, i cannoli sono diventati una particolare attrattiva di questa località dell’entroterra.
Il vino e le campagne coltivate
Vigneti, uliveti, campi di cereali ed edifici rurali caratterizzano gran parte dell’entroterra di Paceco. La produzione vinicola si inserisce nella più ampia tradizione trapanese; aziende come Firriato collegano i vigneti e le attività locali ai mercati siciliani e internazionali.
La valle del Baiata e il paesaggio interno
Il torrente Baiata e i suoi affluenti attraversano pianure coltivate e basse colline prima di dirigersi verso la costa. Il Lago Baiata è un bacino artificiale realizzato per la difesa dalle alluvioni. I progetti per un parco attorno al lago, ripresi nel 2025, prevedono percorsi pedonali e ciclabili e spazi ricreativi, ma non risulta confermata la realizzazione dell’intervento.
Le saline e le zone umide costiere
Attorno a Nubia, vasche salanti poco profonde, argini e mulini a vento tradizionali formano un paesaggio costiero caratteristico. La raccolta del sale prosegue all’interno della Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco, importante habitat per gli uccelli migratori e la vegetazione alofila. L’area è inoltre compresa nella proposta di Riserva della Biosfera UNESCO «Saline di Sicilia».
Fonti e ulteriori letture
Le fonti seguenti documentano la storia, l’archeologia e la realtà contemporanea di Paceco, il suo sviluppo, le tradizioni agricole e il paesaggio circostante. Comprendono studi accademici, pubblicazioni istituzionali e ricerche di storia locale.