Museo Regionale Agostino Pepoli
Un antico convento che custodisce il patrimonio artistico di Trapani
Il Museo Regionale Agostino Pepoli di Trapani ha sede nell’ex convento dei Carmelitani, accanto al Santuario dell’Annunziata, e conserva collezioni d’arte, archeologia e testimonianze storiche.
Informazioni principali
Tipologia:
Comune:
Museo
Area:
Borgo Annunziata
Il Museo Regionale Agostino Pepoli occupa l’ex convento dei Carmelitani, adiacente al Santuario di Maria Santissima Annunziata, in un’area storicamente esterna alle fortificazioni di Trapani. I Carmelitani giunsero in città nel XIII secolo e il convento si sviluppò a partire dal XIV secolo.
Profondamente trasformato tra il XVI e il XVIII secolo, il complesso conserva un chiostro a due ordini, uno scalone monumentale con pianerottolo sormontato da una cupola e l’antica sala capitolare, oggi denominata Sala dei Marmi.
Il museo fu fondato dal conte Agostino Sieri Pepoli (1848–1910), che raccolse un’ampia collezione di opere d’arte e antichità e destinò l’ex convento alla loro conservazione. La sua iniziativa riunì le proprie raccolte a quelle della precedente Pinacoteca Fardelliana, costituita grazie alle donazioni del generale Giovan Battista Fardella e di altri benefattori.
Inaugurato nell’aprile del 1914 sotto la direzione di Antonio Sorrentino, il museo divenne un’istituzione statale nel 1925. Nel Novecento fu oggetto di importanti interventi di restauro e riallestimento, in particolare sotto la direzione di Vincenzo Scuderi, e riaprì nel 1965.
Oggi le sue collezioni documentano le tradizioni artistiche trapanesi, soprattutto la lavorazione del corallo, l’argenteria, la scultura e la pittura, insieme a reperti archeologici e testimonianze della storia religiosa e civile della città.

Foto: Andrey Khrobostov, Alamy
Esplora e approfondisci
Approfondisci la storia del convento carmelitano, le raccolte che precedettero la fondazione del museo, il mecenatismo di Agostino Pepoli e la trasformazione dell’istituzione nel corso del Novecento.
Il convento carmelitano e Borgo Annunziata
La posizione del museo riflette una fase precedente dello sviluppo urbano di Trapani. Il Santuario dell’Annunziata e il convento sorgevano al di fuori della principale cinta fortificata medievale, nell’insediamento che sarebbe diventato noto come Borgo Annunziata.
La comunità carmelitana si stabilì a Trapani intorno alla metà del XIII secolo. La costruzione del santuario e del convento si sviluppò nel secolo successivo, dando origine a un complesso religioso che fu poi ripetutamente ampliato e trasformato.
Gran parte dell’architettura oggi visibile appartiene a fasi successive. Il chiostro a due ordini si sviluppò tra il 1590 e il 1640 circa, mentre ulteriori interventi nel XVII e XVIII secolo introdussero lo scalone monumentale, le decorazioni marmoree e altri elementi legati alla trasformazione barocca del convento.
L’antica sala capitolare, oggi Sala dei Marmi, conserva un ruolo importante nell’organizzazione architettonica del museo. Un altro elemento significativo è lo scalone, con le sue rampe articolate, il ballatoio e lo spazio sormontato da una cupola.
Lo sviluppo del convento è stato associato all’attività di Giovanni Biagio Amico, architetto trapanese del XVIII secolo, sebbene le attribuzioni dei singoli interventi e le relative fasi costruttive richiedano cautela.
Con l’espansione di Trapani oltre la penisola storica, il complesso religioso, un tempo periferico, venne progressivamente inglobato nella città moderna. La sua posizione attuale conserva quindi il contrasto tra le origini medievali del santuario e il successivo sviluppo urbano circostante.
Dalla Pinacoteca Fardelliana al Museo Pepoli
La storia delle collezioni del museo precede il coinvolgimento di Agostino Pepoli.
Il generale Giovan Battista Fardella (1762–1836) donò libri e dipinti alla città di Trapani nei primi decenni dell’Ottocento, contribuendo alla nascita di due distinte istituzioni culturali: la Biblioteca Fardelliana e la Pinacoteca Fardelliana.
La pinacoteca aveva inizialmente sede nel Collegio dei Gesuiti. Il suo patrimonio si arricchì grazie a ulteriori donazioni, acquisizioni comunali e opere provenienti dalla soppressione degli enti religiosi nel 1866.
Nel 1882 Fortunato Mondello registrò una raccolta di 210 dipinti. Tra questi figuravano opere legate alla pittura napoletana del XVI e XVII secolo, testimonianza dei rapporti artistici tra Trapani e l’Italia meridionale.
Già nel 1875 Agostino Pepoli aveva offerto al Comune una consistente collezione, ma la mancanza di locali adeguati ritardò la creazione di un museo capace di accoglierla.
La disponibilità dell’ex convento carmelitano fornì infine gli spazi necessari. Pepoli finanziò l’adattamento dell’edificio e riunì la propria raccolta alle collezioni civiche esistenti, ponendo le basi del nuovo museo.
Destinò inoltre all’istituzione una dotazione patrimoniale, affinché potesse essere sostenuta anche dopo la sua morte.
Agostino Pepoli e i giardini pubblici di Trapani ed Erice
Il mecenatismo di Agostino Sieri Pepoli si estese oltre il museo, comprendendo il recupero e la valorizzazione di luoghi storici e la creazione di giardini pubblici.
A Erice promosse la realizzazione dei Giardini del Balio, sviluppati nell’Ottocento intorno alle torri medievali affacciate sul territorio circostante.
In base a un accordo stipulato con il Comune nel 1872, Pepoli si impegnò a realizzare un giardino pubblico, ottenendo in cambio l’uso delle Torri del Balio. Fece inoltre costruire la vicina Torretta Pepoli, concepita come luogo di studio e di incontri intellettuali.
A Trapani fu legato alla creazione di Villa Pepoli, il giardino pubblico adiacente all’ex convento carmelitano. Storicamente conosciuto come Giardino della Madonna, il parco deve questa denominazione alla vicinanza con il Santuario dell’Annunziata.
Queste iniziative testimoniano l’interesse di Pepoli per il recupero degli ambienti storici e la loro destinazione a finalità culturali e pubbliche, accanto alla sua attività di collezionista e promotore della conservazione delle opere d’arte.
Le collezioni artistiche e archeologiche del museo
Il patrimonio del museo riflette diverse tradizioni collezionistiche, anziché un’unica raccolta originaria.
Una parte importante è dedicata alla produzione artistica trapanese, in particolare alla lavorazione del corallo, per la quale la città divenne nota. Il corallo, spesso abbinato al rame, all’argento e al metallo dorato, veniva utilizzato per realizzare oggetti devozionali, arredi decorativi e manufatti elaborati destinati a committenti ecclesiastici e privati.
Il museo conserva inoltre esempi di oreficeria, argenteria, ceramica, scultura, mobili e tessuti. La raccolta pittorica comprende opere legate alle tradizioni artistiche napoletane e siciliane, alcune provenienti dalla Pinacoteca Fardelliana.
Tra le opere significative documentate nelle collezioni storiche figurano un modello in terracotta di Giacomo Serpotta per un monumento equestre a Carlo II di Spagna e una Natività in terracotta invetriata associata ad Andrea della Robbia.
Un’altra componente del patrimonio è costituita dai reperti archeologici. Un’importante acquisizione fu quella della collezione archeologica Hernandez proveniente da Erice, avvenuta intorno al 1922.
La famiglia Hernandez aveva inoltre contribuito con reperti archeologici alla fondazione del Museo Antonio Cordici di Erice nel 1876. Il rapporto preciso tra queste raccolte richiede ulteriori approfondimenti documentari.
Vincenzo Scuderi e il museo nel Novecento
Il Museo Pepoli attraversò una profonda trasformazione dopo la Seconda guerra mondiale.
I lavori di restauro e consolidamento iniziarono alla fine degli anni Quaranta, seguiti da un prolungato periodo di chiusura e riallestimento. Il progetto coinvolse lo storico dell’arte Vincenzo Scuderi e l’architetto Franco Minissi, con il contributo di specialisti di archeologia e conservazione.
Il riallestimento ripensò la presentazione delle collezioni, adottando un percorso che distingueva scultura, pittura, archeologia e arti decorative, valorizzando al tempo stesso gli ambienti storici del convento.
Il museo riaprì nell’aprile del 1965. Scuderi documentò la trasformazione in un articolo pubblicato l’anno successivo, offrendo una testimonianza diretta delle scelte architettoniche e museografiche alla base dell’intervento.
Il suo contributo rimane strettamente legato allo sviluppo moderno del museo. Nel 2024 la biblioteca dell’istituzione è stata intitolata alla sua memoria, in riconoscimento del suo impegno nello studio e nella tutela del patrimonio culturale siciliano.
Fonti e ulteriori letture
Le fonti raccolte documentano la storia architettonica del convento carmelitano, la formazione delle collezioni del Museo Pepoli, il riallestimento novecentesco e il mecenatismo di Agostino Pepoli tra Trapani ed Erice.