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Santuario di Maria Santissima Annunziata

Un santuario carmelitano medievale trasformato dall’architettura barocca

Il Santuario di Maria Santissima Annunziata a Trapani è una chiesa carmelitana medievale, nota per la Madonna marmorea e le trasformazioni architettoniche del Settecento.

Informazioni principali

Tipologia:

Comune:

Chiesa

Area:

Borgo Annunziata

Il Santuario di Maria Santissima Annunziata sorge a Borgo Annunziata, in un’area storicamente esterna alla cinta fortificata di Trapani. Fondato dai Carmelitani, giunti in città nel XIII secolo, il complesso religioso si sviluppò nel Trecento e la chiesa, secondo le fonti storiche, fu completata nel 1332.


Originariamente una basilica gotica a tre navate, la chiesa subì importanti modifiche a partire dalla fine del Cinquecento. La trasformazione più significativa avvenne nel Settecento, quando l’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico riprogettò l’interno in seguito a danni strutturali. Il suo intervento barocco integrò le strutture medievali preesistenti e introdusse un elaborato sistema di illuminazione naturale indiretta nell’area del santuario.


La chiesa è particolarmente legata alla Madonna di Trapani, una scultura marmorea del XIV secolo attribuita a Nino Pisano. La Vergine e il Bambino sono raffigurati mentre si scambiano gesti e sguardi affettuosi, in una composizione che divenne un modello influente per la scultura devozionale in Sicilia e oltre. Le tradizioni sull’arrivo della statua a Trapani differiscono dalle interpretazioni proposte dagli storici dell’arte moderni.


Il santuario conserva inoltre una lunga storia di mecenatismo artistico, testimoniata dalle cappelle e dagli arredi commissionati da importanti famiglie e benefattori cittadini. L’adiacente convento carmelitano, profondamente trasformato nei secoli successivi, fu adattato all’inizio del Novecento per ospitare il Museo Regionale Agostino Pepoli.

Foto: Giuseppe Anello, Alamy

Esplora e approfondisci


Approfondisci l’architettura medievale del santuario, la ricostruzione barocca, la storia e l’influenza della Madonna di Trapani e il mecenatismo artistico che ha caratterizzato le sue cappelle e i suoi arredi.


Dalla basilica gotica al santuario barocco


La chiesa medievale si sviluppò insieme al convento carmelitano, al di fuori della cinta fortificata di Trapani. Giuseppe Maria di Ferro, scrivendo nell’Ottocento, riferì che la chiesa era stata completata nel 1332, citando un’iscrizione tramandata da un precedente storico carmelitano.


Le ricerche architettoniche identificano l’edificio originario come una basilica gotica a tre navate, con un’abside principale poligonale. La struttura medievale fu oggetto di successive trasformazioni, soprattutto a partire dal 1578 e fino ai primi decenni del Seicento, quando interventi decorativi e nuovi elementi architettonici modificarono l’aspetto dell’interno.


Un ulteriore programma di ricostruzione seguì i danni strutturali verificatisi all’inizio del Settecento. Giovanni Biagio Amico elaborò un progetto intorno al 1741, successivamente pubblicato nel suo trattato di architettura L’Architetto Pratico nel 1750.


Il progetto di Amico mirava a trasformare la percezione dello spazio ecclesiastico senza sostituire completamente le strutture medievali. L’architetto introdusse una nuova organizzazione dell’area del santuario, utilizzando aperture nascoste per convogliare la luce naturale all’interno.


Recenti ricerche di Mirco Cannella e Gaia Nuccio, basate su documentazione storica e rilievi tridimensionali, hanno mostrato come alcuni elementi del progetto originario di Amico possano essere sopravvissuti all’interno delle trasformazioni successive. I loro risultati suggeriscono inoltre che alcuni ambienti precedentemente interpretati come resti di un transetto medievale potrebbero appartenere invece a una fase abbandonata della ricostruzione settecentesca.


I lavori proseguirono dopo la morte di Amico, avvenuta nel 1753, e si protrassero nel decennio successivo. Di Ferro riferì di difficoltà nell’esecuzione della volta nel 1760, sebbene il suo racconto debba essere distinto dalle conclusioni delle moderne ricerche architettoniche.

La chiesa conserva così una storia architettonica stratificata, nella quale le strutture gotiche medievali sono state integrate nella trasformazione barocca.


La Madonna di Trapani


La principale immagine devozionale del santuario è la Madonna di Trapani, una scultura marmorea raffigurante la Vergine con il Bambino.

L’opera è attribuita allo scultore pisano Nino Pisano e datata dagli studi moderni intorno agli anni Cinquanta e Sessanta del XIV secolo.


Vincenzo Scuderi ebbe un ruolo importante nell’affermazione di questa attribuzione, successivamente accolta da altri storici dell’arte.

La composizione si distingue dalle rappresentazioni più formali della Vergine con il Bambino. Maria tiene il Figlio vicino al corpo, trattenendone delicatamente la mano, mentre i loro volti si rivolgono l’uno verso l’altro. I gesti, le espressioni e il panneggio fluido riflettono gli sviluppi della scultura gotica del Trecento.


L’arrivo della statua a Trapani divenne oggetto di diverse tradizioni. Una narra che giunse a bordo di una nave pisana che aveva incontrato difficoltà durante la navigazione. Di Ferro riportò un’altra tradizione che collegava la scultura a Cipro e al Mediterraneo orientale, suggerendo che fosse arrivata a Trapani nel 1291.


Questi racconti non possono essere considerati testimonianze storiche certe della provenienza dell’opera. Gli studi moderni prendono invece in considerazione la possibilità che la scultura sia stata commissionata a una bottega pisana dai Carmelitani o da uno dei loro benefattori, nel contesto dei rapporti commerciali e artistici tra Pisa e la Sicilia.


La Madonna divenne un importante modello devozionale e artistico. La sua immagine fu riprodotta in sculture e piccoli oggetti di devozione, realizzati anche in alabastro, avorio, terracotta e corallo.


La sua influenza si estese oltre Trapani. Un contratto del 16 agosto 1469 documenta l’impegno di Francesco Laurana a realizzare una Madonna per la chiesa madre di Erice, prendendo esplicitamente a modello l’immagine venerata nel santuario carmelitano di Trapani. La scultura risultante fu infine trattenuta per la Cattedrale di Palermo.


Cappelle, opere d’arte e mecenatismo storico


Le cappelle e gli arredi del santuario testimoniano secoli di mecenatismo da parte di comunità religiose, autorità cittadine e importanti famiglie trapanesi.


Nel suo resoconto ottocentesco, Di Ferro descrisse un monumentale arco marmoreo che conduceva alla cappella della Madonna, completato nel 1587, e un’elaborata cancellata in bronzo commissionata nel 1591 dal viceré, conte di Alba de Liste.


Documentò inoltre la ricca decorazione della cappella, comprendente marmi policromi, lampade d’argento e sculture a rilievo. Secondo il suo racconto, il principe Emanuele Fardella di Paceco finanziò i rilievi marmorei intorno all’altare, mentre Marcello Pepoli e Carafa donò una rappresentazione in argento di Trapani, che riproduceva la topografia storica della città.


Tra gli altri ambienti figuravano una cappella dedicata a Sant’Alberto di Trapani, legata alla famiglia Fardella, e una cappella associata alla comunità marittima cittadina.


Di Ferro descrisse anche un leggio in bronzo realizzato nel 1582 dall’artigiano trapanese Annibale Scudaniglio, che vi inserì la propria effigie e un’iscrizione attestante la paternità dell’opera.


Queste descrizioni costituiscono testimonianze degli arredi artistici del santuario prima delle principali trasformazioni dell’età moderna. Non consentono tuttavia, da sole, di stabilire l’attuale collocazione o la sopravvivenza di ogni singolo oggetto.


Il santuario fu inoltre teatro di importanti cerimonie devozionali. Nel 1734 la Madonna ricevette corone d’oro autorizzate dal Capitolo Vaticano e la cerimonia di incoronazione ebbe luogo il 14 marzo. Di Ferro identifica nel francescano Geronimo Pepoli la persona incaricata di portare le corone da Roma.


Il convento carmelitano e il Museo Pepoli


Il santuario faceva parte di un più ampio complesso religioso carmelitano, sviluppatosi a partire dal periodo medievale.


Di Ferro descrisse l’adiacente convento come un edificio dotato di un grande chiostro quadrangolare, sostenuto da ottanta colonne marmoree di ordine dorico, con logge superiori, ampi corridoi e uno scalone monumentale. Ricordò inoltre un secondo chiostro contenente un ambiente tradizionalmente associato a Sant’Alberto di Trapani.

Il convento subì importanti trasformazioni architettoniche tra il XVI e il XVIII secolo, dando forma agli ambienti storici successivamente adattati a uso museale.


All’inizio del Novecento, il conte Agostino Sieri Pepoli ottenne la disponibilità di parte dell’ex convento per ospitare le proprie collezioni d’arte e antichità, insieme a quelle della precedente Pinacoteca Fardelliana.


Il Museo Regionale Agostino Pepoli, nato da questa iniziativa, fu inaugurato nell’aprile del 1914, attribuendo una nuova funzione culturale agli antichi edifici religiosi, mentre il santuario adiacente mantenne la propria identità distinta.

Fonti e ulteriori letture


Le fonti raccolte documentano le origini medievali del santuario, le sue trasformazioni architettoniche sotto Giovanni Biagio Amico, la storia della Madonna di Trapani e il mecenatismo artistico che ha caratterizzato le sue cappelle.

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