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Biblioteca Fardelliana

Una biblioteca storica nell'antica chiesa medievale di Trapani

La Biblioteca Fardelliana di Trapani, inaugurata nel 1830 nell'ex chiesa di San Giacomo Maggiore, conserva importanti manoscritti, libri antichi e archivi storici cittadini.

Informazioni principali

Tipologia:

Comune:

Biblioteca

Area:

Centro storico

La Biblioteca Fardelliana ha sede nell'ex chiesa di San Giacomo Maggiore, risalente alla fine del XIII secolo e tradizionalmente legata ai Cavalieri di Santiago. Dal 1624 l'edificio ospitò la Compagnia dei Bianchi, una confraternita caritativa fondata nel 1555 da esponenti della nobiltà trapanese. Fu anche sede di riunioni dell'Accademia della Civetta, un'accademia letteraria locale il cui simbolo, la civetta, venne successivamente adottato dalla biblioteca.


Nel XVIII secolo l'architetto Giovanni Biagio Amico modificò alcune parti dell'edificio, tra cui la facciata e il monumentale scalone in pietra. Dopo lo scioglimento della confraternita, i locali furono ceduti al Comune per essere destinati a biblioteca pubblica.


La Biblioteca Fardelliana fu inaugurata il 21 aprile 1830, soprattutto grazie all'impegno del generale Giovanni Battista Fardella, che contribuì con libri, manoscritti, arredi e dipinti. L'istituzione comprendeva inizialmente anche una pinacoteca, le cui opere furono successivamente trasferite al Museo Pepoli nel 1908.


Oggi la biblioteca conserva circa 170.000 volumi, oltre a manoscritti, libri a stampa antichi, giornali storici e all'archivio del Senato di Trapani. Nella sala di lettura si trovano inoltre due colonne medievali con iscrizioni arabe, mentre alcuni resti architettonici riportati alla luce durante i restauri testimoniano le fasi più antiche dell'edificio.

Foto: HaguardDuNord

Esplora e approfondisci


L'antica chiesa di San Giacomo Maggiore


Le origini medievali della chiesa sono tradizionalmente legate ai Cavalieri di Santiago, un ordine religioso-militare associato al pellegrinaggio verso Santiago de Compostela.


La Compagnia dei Bianchi, che in seguito occupò l'edificio, era una confraternita caritativa fondata nel 1555. Il nome derivava dagli abiti bianchi indossati dai confrati, che svolgevano un ruolo importante nella vita religiosa e civile di Trapani.


La confraternita si insediò nell'ex chiesa nel 1624. Dopo il suo scioglimento nel 1826, l'edificio fu messo a disposizione per l'istituzione di una biblioteca pubblica.


I lavori di restauro del 2007 hanno riportato alla luce porzioni delle murature e della pavimentazione medievale, conservando testimonianze visibili della struttura originaria.


Giovanni Biagio Amico e gli interventi barocchi


Gli interventi settecenteschi nell'ex chiesa di San Giacomo Maggiore furono realizzati da Giovanni Biagio Amico (1684–1754), architetto e sacerdote trapanese che contribuì in modo significativo allo sviluppo dell'architettura barocca nella Sicilia occidentale.


Formatosi in gran parte da autodidatta, Amico affiancò alla carriera ecclesiastica numerosi incarichi di progettazione in tutta la regione. A Trapani, tra le sue opere figurano la facciata della Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio e gli interventi nella Cattedrale di San Lorenzo. Lavorò inoltre a edifici religiosi in altre località siciliane, tra cui la Chiesa di San Pietro a Erice.


Nell'ex chiesa di San Giacomo Maggiore, Amico rielaborò la facciata e progettò il monumentale scalone in pietra locale, adattando l'antico edificio medievale alle esigenze della Compagnia dei Bianchi.


Amico fu anche autore de L'Architetto pratico, un trattato di architettura pubblicato in due volumi nel 1726 e nel 1750, che testimonia il suo interesse sia per la progettazione architettonica sia per le tecniche costruttive.


Le sculture descritte da Di Ferro


Nella sua guida di Trapani del 1825, Giuseppe Maria Di Ferro descrisse diverse sculture rinascimentali in marmo ancora presenti nell'ex chiesa.


Si soffermò in particolare su una statua di San Giacomo Maggiore in abiti da pellegrino, scolpita nel 1522 dallo scultore palermitano Antonello Gagini. Di Ferro ne lodò le proporzioni eleganti, il panneggio sobrio e l'espressività, definendo Gagini il Michelangelo della Sicilia.


Descrisse inoltre tre statue di Vincenzo Gagini, figlio di Antonello, identificandone i soggetti come San Filippo, San Giacomo Minore e San Vito. La trascrizione delle iscrizioni riporta il nome dello scultore e la data 1553.


Queste sculture furono successivamente rimosse dall'edificio. Nella sua storia della biblioteca, Costantino identifica la statua di San Giacomo Maggiore tra le opere trasferite al Museo Pepoli, insieme ad altre sculture provenienti dall'ex chiesa.


La testimonianza di Di Ferro è particolarmente importante perché descrive il patrimonio artistico dell'edificio poco prima della sua trasformazione in biblioteca. L'identificazione di una delle figure scolpite da Vincenzo Gagini come San Filippo differisce da quella riportata nel successivo studio di Costantino.


Il generale Fardella e la fondazione della biblioteca


Il generale Giovanni Battista Fardella ebbe un ruolo centrale nella nascita della biblioteca come istituzione pubblica. Donò libri e manoscritti della propria collezione, contribuì all'acquisto degli arredi e mise a disposizione dipinti destinati a una pinacoteca annessa.


La biblioteca fu inaugurata il 21 aprile 1830 con il nome di Biblioteca Comunale del Capovalle di Trapani, ma assunse poco dopo la denominazione di Fardelliana in onore del suo fondatore.


Nel marzo 1831, un decreto reale la unificò con una precedente biblioteca provinciale, istituita nel 1825 ma mai aperta al pubblico.


La pinacoteca faceva parte del progetto culturale originario dell'istituzione. Nel 1908 i suoi dipinti furono trasferiti al Museo Pepoli e la Fardelliana si concentrò principalmente sulla conservazione del patrimonio librario e archivistico.


Le colonne con iscrizioni arabe


Nella sala di lettura della biblioteca si trovano due colonne marmoree con iscrizioni arabe, datate alla fine dell'XI secolo, durante il periodo della dominazione normanna in Sicilia.


Le colonne presentano fusti di marmo più antichi, reimpiegati dall'età romana. Secondo la ricostruzione storica documentata da Costantino, furono rinvenute durante lavori nella chiesa di San Rocco nel 1574 e successivamente trasferite alla Fardelliana nel 1830.


Una terza colonna appartenente allo stesso gruppo fu in seguito trasferita al Museo Pepoli.


Le iscrizioni sono state oggetto di studi, in particolare da parte dell'arabista ottocentesco Michele Amari e di ricercatori successivi. Costituiscono una testimonianza materiale della storia islamica e normanna della Trapani medievale.


Il patrimonio della biblioteca


Le raccolte della Fardelliana si sono ampliate notevolmente rispetto al nucleo originario ottocentesco. Comprendono manoscritti, codici miniati, incunaboli, edizioni del Cinquecento, giornali storici e collezioni specialistiche di musica, incisioni e materiali naturalistici.


Tra i manoscritti figura un'opera legata al mistico ebreo Abraham Abulafia, mentre il patrimonio librario antico comprende edizioni stampate nei principali centri tipografici italiani.


La biblioteca conserva inoltre l'Archivio storico del Senato di Trapani, costituito da 785 unità archivistiche. Questi documenti testimoniano l'amministrazione cittadina e i rapporti con le autorità regie e viceregie nel corso di diversi secoli.


Altre raccolte comprendono manoscritti musicali legati al compositore Antonio Scontrino, incisioni di Giovanni Battista Piranesi e un erbario botanico formato tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento.


Nel loro insieme, queste collezioni costituiscono un'importante risorsa per lo studio della storia politica, religiosa, artistica e culturale di Trapani.

Fonti e ulteriori letture


La storia della Biblioteca Fardelliana è documentata attraverso descrizioni ottocentesche dell'antica chiesa, testimonianze istituzionali e studi storici moderni. Le fonti seguenti approfondiscono anche le trasformazioni architettoniche dell'edificio, le opere d'arte che vi erano conservate e il patrimonio librario e archivistico.

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