Porto di Bonagia
Un insediamento marittimo storico ai piedi del Monte Erice
Bonagia è una località costiera del Comune di Valderice, storicamente legata a Erice attraverso il suo porto, l'antica attività di pesca del tonno e la tonnara fortificata del XVI secolo.
Informazioni principali
Tipologia:
Comune:
Porto, Museo
Valderice
Area:
Bonagia
Bonagia è una località costiera situata sul versante settentrionale del Monte Erice, affacciata su una piccola baia del Mar Tirreno. I suoi collegamenti marittimi potrebbero risalire all'antichità, quando questo tratto di costa avrebbe potuto costituire uno sbocco al mare per l'antica città di Eryx. Tuttavia, non è stata accertata l'esistenza di un porto permanente in quell'epoca.
Il nome Bonagia è documentato in una concessione regia del 1167, mentre testimonianze della fine del XIII secolo confermano la presenza di una tonnara. Nel 1478 Erice, allora denominata Monte San Giuliano, ottenne l'autorizzazione regia a istituire a Bonagia un porto per l'esportazione del grano. L'opposizione di Trapani e i bassi fondali della baia sembrano aver impedito la realizzazione del progetto secondo le intenzioni originarie.
Gli edifici storici più rappresentativi di Bonagia sono legati alla pesca del tonno. Nel 1556 fu autorizzata la costruzione di una nuova tonnara fortificata a Punta di Sant'Angelo, dotata di una torre difensiva a protezione dello stabilimento. Il complesso subì un attacco corsaro nel 1624 e fu successivamente ricostruito. Passò poi alla famiglia Stella.
La pesca tradizionale del tonno proseguì fino al XX secolo, prima che nel 1979 le attività venissero accorpate e trasferite altrove. La tonnara storica fu restaurata e trasformata in struttura ricettiva nel 1996. Oggi il cortile, la torre difensiva e il museo del mare conservano testimonianze della tradizione della pesca del tonno a Bonagia, mentre il porto continua a ospitare attività marittime locali.

Foto: Michal Osmenda
Esplora e approfondisci
La storia di Bonagia riflette il suo lungo rapporto con Erice e con il mare. Antichi collegamenti marittimi, percorsi medievali, privilegi commerciali concessi dalla Corona e secoli di pesca del tonno hanno contribuito allo sviluppo dell'insediamento. Le sezioni seguenti esaminano le testimonianze documentarie e archeologiche, comprese le questioni per le quali l'interpretazione storica rimane incerta.
Bonagia nell'antichità
La costa intorno a Bonagia potrebbe aver costituito uno sbocco marittimo per l'antica Erice. L'archeologa Chiara Blasetti Fantauzzi individua nell'area dell'attuale porto un probabile punto di accesso al mare per l'antico insediamento, che occupava la parte settentrionale del monte sovrastante Bonagia e i territori elimi dell'entroterra.
Bonagia potrebbe inoltre essere stata utilizzata come punto di approdo e rifornimento durante la prima guerra punica (264–241 a.C.), quando le forze romane e cartaginesi si contendevano il controllo della Sicilia occidentale.
Lo storico antico Polibio descrisse come le forze cartaginesi guidate da Amilcare Barca occupassero parte del Monte Erice, mantenendo un collegamento con il mare. Sebbene Polibio non identificasse il luogo dell'approdo, alcuni storici moderni hanno proposto di localizzarlo a Bonagia.
In uno studio del 2011 sulla battaglia delle Egadi, lo storico Tommaso Gnoli ha sostenuto che la posizione cartaginese si trovasse nell'area di Case Cosenza e San Matteo, sopra Bonagia. Ha individuato nella costa sottostante un probabile punto di approdo e rifornimento per le truppe stanziate sul monte.
Queste interpretazioni suggeriscono che Bonagia possa aver avuto un ruolo nei collegamenti marittimi dell'antica Erice, anche durante le operazioni militari del III secolo a.C. Non dimostrano, tuttavia, l'esistenza di un porto permanente o commerciale in quel periodo.
Nell'area di Sant'Andrea di Bonagia sono state documentate testimonianze di insediamenti di epoca romana. Due iscrizioni greche rinvenute nei pressi della chiesa sono state associate alla famiglia senatoria romana dei Nicomachi: una è tuttora conservata a Erice, mentre l'altra è nota attraverso trascrizioni storiche. Le ricognizioni archeologiche condotte dal Progetto Kalat tra il 1995 e il 1997 hanno individuato un esteso insediamento costiero, comprendente un'area interna di oltre otto ettari e una zona portuale associata, con reperti databili almeno dal V secolo a.C. al V secolo d.C. L'architetto e ricercatore Giovanni Vultaggio ha ipotizzato che la fase romana dell'insediamento possa corrispondere alla villa di Nicomaco Giuliano, sebbene tale identificazione non sia stata confermata.

Le vie storiche verso Erice
Bonagia era collegata a Erice attraverso percorsi che risalivano i versanti settentrionale e orientale del monte. Resti di questi antichi collegamenti sono ancora riconoscibili nel paesaggio, insieme a edifici religiosi medievali e ad antichi insediamenti rurali.
Uno studio architettonico del 2026, condotto da Gianmarco Girgenti, Fabrizio Avella e Davide Gianluca Abbate, individua un antico percorso che passava nei pressi della chiesa di Santa Maria Maggiore e collegava Erice con Bonagia e il suo porto. Lo studio esamina anche i vicini complessi di Sant'Ippolito e Santa Maria Maddalena, associati ad altri percorsi storici di accesso alla città sul monte.
Salvatore Corso ricostruisce inoltre una rete più ampia di collegamenti storici tra Erice, Bonagia, Custonaci e Monte Cofano. Il suo studio si basa su documenti storici, sentieri ancora esistenti e resti archeologici segnalati, suggerendo che gli insediamenti costieri fossero collegati da percorsi attraverso il territorio circostante.
Sebbene questi tracciati testimonino una lunga storia di spostamenti tra la costa ed Erice, i resti conservati e gli edifici medievali non consentono, da soli, di stabilire con precisione l'antichità di ciascuna strada.
Bonagia nel Medioevo
Il nome Bonagia compare in una concessione regia datata 1167, conservata attraverso copie documentarie successive. La concessione menziona la Chiesa di Ognissanti (ecclesia Omnium Sanctorum) e alcuni terreni nella località di Bonagia, nei pressi delle sorgenti di Giarzini e Linciasella.
Lo storico Salvatore Corso identifica questo documento come la più antica testimonianza conosciuta del toponimo.
Anche la pesca del tonno a Bonagia era già praticata nel XIII secolo. Lo storico Vincenzo Perugini segnala un riferimento del 1266 relativo al diritto dei vescovi di Mazara di riscuotere una decima sulle catture di tonno. Documenti notarili del 1297–1300 riportano il toponimo contrata Tonnarie Bonachie, fornendo un'ulteriore testimonianza dell'esistenza medievale della tonnara.
Un porto per il grano di Erice
Alla fine del XV secolo, Bonagia fu al centro di una controversia commerciale tra Erice, allora denominata Monte San Giuliano, e la vicina città di Trapani.
Il 4 dicembre 1478, re Giovanni d'Aragona concesse a Monte San Giuliano il diritto di istituire a Bonagia un porto e caricatore, dove il grano potesse essere immagazzinato e caricato sulle navi per l'esportazione. Trapani si oppose al privilegio, ritardandone l'attuazione. Il diritto fu successivamente confermato da Ferdinando il Cattolico il 10 dicembre 1479, quando venne anche nominato un funzionario incaricato di sovrintendere alle attività commerciali del porto.
Tuttavia, il progetto del porto granario sembra non essersi sviluppato secondo le intenzioni originarie. Lo storico Vincenzo Perugini osserva che i bassi fondali di Bonagia erano inadatti alle imbarcazioni di maggiori dimensioni, mentre i prodotti agricoli del territorio ericino continuarono a essere trasportati via terra verso il consolidato mercato di Trapani.
All'inizio del XVI secolo, un ulteriore privilegio concesso a Gerolamo Incombao autorizzò l'utilizzo di magazzini a Bonagia come caricatore, ossia come struttura per il carico del grano. Perugini suggerisce che anche questo privilegio potrebbe essere rimasto inattuato.
I limiti del porto di Bonagia furono segnalati anche da autori successivi. Tommaso Fazello lo descrisse nel 1558 come adatto a piccole imbarcazioni, mentre Giovanni Andrea Massa osservò nel 1709 che il suo riparo naturale era insufficiente in presenza di venti da nord e nord-est.
La tonnara vecchia e la tonnara nuova
Sebbene la pesca del tonno a Bonagia avesse origini medievali, la documentazione conservata permette di ricostruire con maggiore precisione la storia dei suoi edifici a partire dall'inizio del XVI secolo.
Il primo stabilimento, successivamente conosciuto come Tonnara Vecchia, sorgeva a ovest dell'attuale porto, nei pressi della piccola chiesa del Crocifissello. All'inizio del Cinquecento comprendeva una torre, magazzini, un cortile e altri edifici destinati alla pesca e alla lavorazione del tonno. La data esatta della sua costruzione non è conosciuta.
Nel corso del XVI secolo fu realizzato un nuovo complesso a Punta di Sant'Angelo, sul lato orientale della baia. Il 3 settembre 1556, le autorità viceregie autorizzarono Laura Caralta, titolare dei diritti di pesca, a costruire una torre difensiva e gli edifici necessari al funzionamento e alla protezione della tonnara.
Il nuovo stabilimento era organizzato intorno a un cortile fortificato, con una torre quadrata destinata a proteggere i lavoratori e le attrezzature dagli attacchi provenienti dal mare. La torre fu raffigurata dall'ingegnere militare Tiburzio Spannocchi durante la sua ricognizione delle coste siciliane del 1577–1578.
Il complesso più antico continuò a essere utilizzato, soprattutto per la lavorazione e la salagione del tonno, anche dopo il trasferimento delle attività di pesca a Punta di Sant'Angelo.
L'attacco corsaro del 1624
Nella notte tra il 10 e l'11 giugno 1624, la tonnara di Bonagia fu attaccata da corsari provenienti da Algeri e Biserta. Le testimonianze contemporanee descrivono un assalto condotto sia da terra sia dal mare, con l'impiego dell'artiglieria contro la torre difensiva.
Gli assalitori riuscirono infine a conquistare il complesso, uccidendo o facendo prigioniere molte delle persone presenti e incendiando la torre e altri edifici. L'incursione avvenne durante un'epidemia di peste che colpiva la Sicilia occidentale.
Lo storico Vincenzo Perugini ha ricostruito l'attacco attraverso documenti notarili dell'epoca, tra cui una testimonianza di Giuseppe Massone. La sua ricerca dimostra che, nonostante la distruzione della torre, alcune parti dello stabilimento sopravvissero, tra cui locali, magazzini e il cortile.
Perugini data al 1625 la ricostruzione della torre, effettuata a spese delle autorità regie. L'Archivio di Stato di Trapani indica invece il 1626.
La famiglia Stella e la tonnara
Nel 1638, la Tonnara di Bonagia passò dalla proprietà regia a quella privata, in seguito alla decisione della Corona spagnola di vendere beni e privilegi per raccogliere fondi destinati alle spese militari.
La tonnara fu acquistata dalla famiglia Stella di Trapani. Caterina Pirao, vedova di Pietro Stella, organizzò l'acquisto per conto del figlio Antonino, allora dodicenne. La transazione comprendeva i diritti di pesca e i relativi privilegi, e fece di Antonino il primo barone di Bonagia.
La famiglia Stella aveva accumulato considerevoli ricchezze attraverso il commercio, i prodotti agricoli e altre attività economiche. L'acquisizione di Bonagia segnò il passaggio dalla ricchezza mercantile alla nobiltà ereditaria. Nel corso delle generazioni successive, la famiglia si affermò nell'aristocrazia siciliana, ottenendo infine il titolo di duchi di Casteldimirto.
Il legame della famiglia con la tonnara lasciò tracce anche negli edifici. Nel 1749 fu costruita una cappella all'interno del complesso, che custodiva un crocifisso ligneo divenuto oggetto di devozione locale.
Bonagia si sviluppò quindi non soltanto come centro della pesca del tonno, ma anche come importante proprietà fondiaria, la cui titolarità, le rendite e i privilegi erano strettamente legati alle ambizioni economiche e sociali di importanti famiglie siciliane.
La pesca del tonno nell'Ottocento e nel Novecento
Bonagia continuò a far parte della rete di tonnare della costa siciliana occidentale, dove le catture stagionali sostenevano l'occupazione marittima, la lavorazione del pesce e il commercio.
Nei Ricordi trapanesi (1880), Giuseppe Polizzi incluse Bonagia tra le località della costa trapanese in cui si praticava la pesca del tonno, insieme a Favignana, Formica e San Giuliano. La sua opera descrive anche il complesso sistema di reti, camere di cattura ed equipaggi impiegati nella tradizionale mattanza.
La pesca del tonno a Bonagia proseguì nel XX secolo, sebbene la proprietà e l'organizzazione dell'attività subissero notevoli cambiamenti. Nel 1923 lo stabilimento fu venduto alla Fenicia S.p.A., una società di pesca trapanese, segnando un'ulteriore fase del suo sviluppo come impresa commerciale.
La tonnara rimase un'importante fonte di occupazione per la comunità locale. Le attività non si limitavano alla cattura del tonno, ma comprendevano anche la manutenzione delle imbarcazioni e delle reti, la lavorazione del pesce e la sua preparazione per la conservazione e la vendita. Gli edifici intorno al cortile centrale ospitavano laboratori, magazzini e spazi destinati agli equipaggi.
L’attività della pesca sosteneva anche l’artigianato tradizionale della comunità locale. Gioacchino Lipari documenta il lavoro di Rosa Barraco (nata nel 1933), che realizzava nasse, trappole da pesca intrecciate con giunchi, per i suoi fratelli, pescatori a Bonagia. Queste trappole dovevano essere sostituite frequentemente a causa del deterioramento provocato dall’acqua di mare. Il suo lavoro fu successivamente commemorato in un murale realizzato da Mirella Amantia presso la Tonnara di Bonagia, che raffigura Rosa e i suoi fratelli intenti a riparare gli attrezzi da pesca.
Negli anni Settanta, il settore attraversò un'ulteriore fase di concentrazione. L'imprenditore Nino Castiglione acquisì diritti di pesca e attrezzature legati a Bonagia e ad altre tonnare vicine. Nel 1979 gli impianti tradizionali furono riuniti in un'unica attività di pesca di maggiori dimensioni al largo della costa nei pressi di San Giuliano, ponendo fine all'attività autonoma della tonnara di Bonagia.
La pesca del tonno proseguì attraverso l'impianto unificato anche dopo il trasferimento, ma gli edifici storici di Bonagia persero gradualmente la loro funzione produttiva originaria.
Il restauro e una nuova funzione
Nel corso degli ultimi decenni del XX secolo, l'ex Tonnara di Bonagia fu trasformata in una struttura ricettiva. Un importante intervento di restauro nel 1996 adattò il complesso storico a hotel e alloggi, conservando elementi della sua architettura tradizionale.
Gli edifici mantengono l'impianto di un baglio fortificato, con un ampio cortile centrale circondato dagli antichi ambienti di lavoro e residenziali. La torre difensiva, originariamente costruita nel XVI secolo e ricostruita dopo l'attacco corsaro del 1624, rimane uno degli elementi più riconoscibili del complesso.
La torre ospita inoltre un museo dedicato alla storia della pesca del tonno e della mattanza, con attrezzature da pesca, oggetti storici e materiali espositivi che illustrano i metodi tradizionali utilizzati lungo la costa siciliana.
Oggi l'ex tonnara è utilizzata come struttura alberghiera, mentre il piccolo porto di Bonagia ospita imbarcazioni da diporto e attività marittime locali. La trasformazione del complesso riflette un cambiamento più ampio della costa siciliana occidentale, dove edifici un tempo fondamentali per l'economia della pesca hanno assunto nuove funzioni legate al turismo e al patrimonio culturale.
Fonti e ulteriori letture
La storia di Bonagia è documentata attraverso testimonianze antiche, privilegi regi medievali, atti notarili, ricerche archeologiche e studi sull'industria della pesca del tonno in Sicilia. Le fonti seguenti esaminano inoltre le vie storiche che collegavano Bonagia a Erice, lo sviluppo del porto e della tonnara fortificata, nonché il restauro e il riutilizzo del complesso negli ultimi decenni.