Museo Civico "Antonio Cordici"
Museo che racconta la storia e il patrimonio artistico di Erice
Il Polo Museale “A. Cordici” è il museo civico di Erice e riunisce reperti archeologici, opere d'arte e collezioni che documentano la città dall'antichità a oggi.
Informazioni principali
Tipologia:
Comune:
Museo, Sala conferenze
Erice
Area:
Centro storico
Il Museo Civico “Antonio Cordici” fu istituito dal Comune di Monte San Giuliano, oggi Erice, il 2 gennaio 1876. L'obiettivo era creare un museo specificamente ericino, riunendo reperti archeologici, iscrizioni, monete e opere d'arte, compresi i beni passati al patrimonio pubblico in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose dopo l'Unità d'Italia.
La collezione si sviluppò attorno ai reperti archeologici della raccolta Hernandez, alle monete legate alle collezioni di Antonio Cordici e della famiglia Coppola e a dipinti, sculture e altri oggetti provenienti dalle chiese e dai monasteri di Erice. Il museo ebbe inizialmente sede nel Palazzo Municipale, accanto alla Biblioteca Comunale “Vito Carvini”, e nel 1975 fu riallestito in nuovi ambienti adiacenti alla biblioteca.
Dal 2011 le collezioni furono progressivamente trasferite nell'ex complesso francescano di Vico San Rocco. La sezione archeologica fu inaugurata nel dicembre dello stesso anno, seguita dalle sezioni storico-artistica, delle armi e di arte contemporanea; il Polo Museale completo aprì nel luglio 2015. Le sue collezioni offrono oggi un ampio percorso attraverso la storia materiale di Erice, dall'antico insediamento e dal culto di Venere Ericina alla scultura rinascimentale, all'arte sacra e alla produzione artistica più recente.

Foto: Andrius, Alamy
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La nascita di un museo ericino
Le origini del museo sono strettamente legate alla trasformazione delle istituzioni religiose e civiche di Erice nei decenni successivi all'Unità d'Italia.
La deliberazione comunale del 2 gennaio 1876 prevedeva un museo destinato a raccogliere le opere d'arte provenienti dalle corporazioni religiose soppresse, insieme a iscrizioni, monete, ceramiche e antichità marmoree, con l'esplicito intento di costituire un Museo ericino. Ai beni provenienti dalle chiese e dai monasteri della città si affiancarono quindi collezioni private già esistenti, in particolare i reperti archeologici della famiglia Hernandez e le raccolte numismatiche associate ad Antonio Cordici e, successivamente, alla famiglia Coppola.

Il museo fu intitolato ad Antonio Cordici (1586–1666), storico e antiquario ericino la cui attività anticipò la successiva formazione della collezione civica. Cordici raccolse una delle prime collezioni private di antichità e testimonianze storiche della città e scrisse nel XVII secolo una storia di Erice, conservata manoscritta e successivamente pubblicata in un'edizione critica moderna. Materiali provenienti dalla sua collezione, tra cui monete, confluirono in seguito nel museo civico, che gli fu dedicato in riconoscimento del suo ruolo pionieristico come collezionista.
Inizialmente il museo occupava un ambiente adiacente alla Biblioteca Comunale “Vito Carvini”, al piano terra del Palazzo Municipale. Nel 1965 ottenne il riconoscimento ufficiale di Museo minore e un programma di conservazione sviluppato dalle autorità siciliane portò al riallestimento in ambienti rinnovati accanto alla biblioteca, inaugurati nel febbraio 1975.
Dal museo al Polo Museale
Una profonda trasformazione ebbe inizio nel 2011, quando il Comune avviò l'adattamento dell'ex complesso francescano di Vico San Rocco a una sede museale più ampia, capace di raccontare la storia di Erice attraverso il suo patrimonio culturale mobile.
La sezione archeologica fu inaugurata nel dicembre 2011 sotto la supervisione dell'archeologo Sebastiano Tusa, esponendo reperti provenienti dal territorio storico di Erice che nella precedente sede erano difficilmente accessibili. Furono successivamente realizzati nuovi spazi per le opere storico-artistiche e la collezione di armi.
Il Polo Museale completo fu inaugurato nel luglio 2015. Il museo occupa l'ex convento adiacente all'antica Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, oggi Teatro Gebel Hamed.
L'archeologia e la città antica
La collezione archeologica inserisce il museo in una storia molto più antica, che risale all'insediamento di Eryx. I reperti provengono dalla sommità del monte e dal più ampio agro ericino e testimoniano le diverse culture che nel corso dei secoli occuparono e frequentarono il Monte Erice.

Tra gli oggetti più noti figura una testa femminile in marmo tradizionalmente identificata con Venere, richiamo al celebre santuario di Venere Ericina che sorgeva sulla sommità, nell'area oggi occupata dal Castello di Venere. La collezione archeologica comprende inoltre una pintadera neolitica in terracotta, ceramiche, iscrizioni, monete e altri reperti che documentano l'insediamento e le attività nel territorio storico.
Più che derivare da un'unica campagna di scavo, gran parte del nucleo archeologico originario si formò attraverso il collezionismo antiquario e i ritrovamenti effettuati nell'esteso territorio dell'antico Monte San Giuliano, in particolare attraverso i materiali della collezione Hernandez.
L'Annunciazione di Antonello Gagini
L'opera rinascimentale di maggiore rilievo della collezione è l'Annunciazione in marmo realizzata nel 1525 da Antonello Gagini, originariamente destinata alla Chiesa Carmelitana di Maria Santissima Annunziata, comunemente conosciuta come Chiesa del Carmine.
Il gruppo fu commissionato come ex voto e si trovava originariamente nella seconda cappella a destra della chiesa del Carmine. Comprende la Vergine inginocchiata e l'Angelo, un leggio, piccoli elementi architettonici e le raffigurazioni di Dio Padre e dello Spirito Santo. Lo storico Giuseppe Castronovo riferì che le statue erano state inizialmente collocate contro la parete e successivamente trasferite sull'altare, una modifica che, a suo giudizio, ne aveva compromesso l'effetto visivo originario.
Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, la scultura passò al patrimonio comunale e fu in seguito esposta nei pressi della biblioteca civica. Il trasferimento nell'attuale museo fu un'operazione considerevole: i cinque elementi marmorei pesano complessivamente circa 450 chilogrammi.
L'opera assume particolare significato perché conserva un legame diretto tra il museo e una delle istituzioni religiose storiche di Erice: un'opera oggi osservata come oggetto museale può ancora essere ricondotta alla chiesa per la quale fu originariamente realizzata.
L'arte proveniente dalle chiese e dai monasteri di Erice
Gran parte della collezione storico-artistica conserva un rapporto analogo con gli edifici religiosi di Erice. Dipinti, sculture, arredi liturgici e tessuti entrarono nel patrimonio comunale in seguito alla soppressione delle comunità religiose nell'Ottocento, conservando opere i cui contesti originari erano nel frattempo scomparsi o profondamente mutati.
La collezione comprende dipinti dei secoli XVII e XVIII, arredi religiosi e arti decorative. Tra i tessuti spicca un elaborato paliotto ricamato proveniente dal monastero benedettino del Santissimo Salvatore, realizzato nella prima metà del XVIII secolo in raso di seta con ricami in argento, oro e fili di seta policromi. In origine decorava la parte anteriore dell'altare maggiore della chiesa monastica.
Tra le altre opere figurano una vera da pozzo in marmo attribuita alla scuola dei Gagini e proveniente dalla Chiesa Matrice, sculture religiose, maioliche e manufatti legati alle antiche tradizioni trapanesi della lavorazione dell'alabastro, della cera e del corallo.
Dipinti, armi e collezioni più recenti
Il museo conserva anche dipinti che vanno oltre il patrimonio proveniente dalle istituzioni religiose soppresse. Le sale storico-artistiche comprendono opere del XVII e XVIII secolo, tra cui dipinti di Domenico La Bruna (1699–1763) sottoposti a interventi di conservazione nell'ambito di una collaborazione con l'Università degli Studi di Palermo. Altre opere sono state concesse in prestito dal Museo Pepoli di Trapani per integrare il percorso espositivo.
Le collezioni comprendono inoltre una raccolta di armi storiche, con materiali legati anche al periodo garibaldino, e un consistente nucleo di opere del pittore ericino Alberto Augugliaro.
Fonti e ulteriori letture
Esplora i principali studi e le fonti istituzionali che documentano la storia del Museo Cordici, le sue collezioni archeologiche e le opere d'arte provenienti dalle chiese, dai monasteri e dalle raccolte storiche di Erice.